Ciò che i bambini si attendono è una rivoluzione per il rispetto dei loro diritti

Intervento inviato da Sandra Zampa al convegno: “Il futuro a partire dai più piccoli – diritti, doveri e impegno a favore dei minori”

Crotone – 27 settembre 2016

“Immaginare il futuro a partire dai piccoli, il tema che avete scelto per l’incontro di oggi, dovrebbe essere un dovere per chi fa politica e ha l’onore di governare. Perché non c’è un buon governo se le politiche che vengono messe in campo non sanno guardare lontano, non sono corrispondenti a un’idea di Paese e non sono ispirate alla volontà di realizzare ciò che la prima parte della Costituzione, all’articolo 3, ci chiede di fare laddove invita governanti e politici a rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona e la partecipazione dei lavoratori alla vita del proprio Paese. Investire sul futuro dei più piccoli e dei minorenni, significa farlo su quello di tutti i cittadini senza distinzioni di età.

Quanta intelligenza nelle parole di Barack Obama che, difronte alla la crisi economico-finanziaria sempre più incidente sulla qualità della vita delle famiglie e dei più piccoli, annunciò un grande piano di investimenti (10 milioni di dollari) per sostenere politiche per l’infanzia e l’adolescenza. “Per ogni dollaro investito in programmi di qualità e sostegno alle famiglie e ai bambini sin dalla loro nascita- ricordò Obama- la società risparmia dai 7 ai 10 dollari in minori investimenti per l’istruzione specializzata, in ridotti tassi di disoccupazione, minori reati, minor ricorso al welfare system”. Oggi l’America annuncia che 3.5 milioni di suoi cittadini sono fuori dalla soglia di povertà.

Delineare un quadro delle politiche e degli interventi necessari per l’infanzia è piuttosto complesso. Complesso perché i minori sono figli, inseriti nelle famiglie, sono studenti che frequentano la scuola, sono adolescenti che vivono le città e si muovono incerti nella società che li circonda, sono anche bambini abbandonati, soli, senza famiglia e in attesa di adozione o di affido, sono minori affetti da gravi patologie, sono bambini stranieri che condividono con i bambini italiani la loro vita qui, sono minori stranieri non accompagnati. Ci sono i minori in carcere, i minori vittime di abusi e di maltrattamenti, ci sono i bulli e le vittime del bullismo, i bambini costretti al lavoro nero, i figli dimenticati.

La condizione dei minori, il loro status, è una cartina tornasole dello stato dell’intera società. Si sostiene infatti, giustamente, che se un bambino e un adolescente stanno bene e vivono in buone condizioni, anche l’intera società che li circonda sta bene. E’ un rovesciamento di prospettiva, infatti, quello a cui si è chiamati quando ci si occupa di infanzia e di adolescenza, in base al principio, sancito nella Convenzione di New York, che indica nel “superiore interesse del fanciullo” il punto di partenza per ogni attività o intervento che riguardi i minori di età.

E la nostra società, così come le società del mondo, non sono ancora pronte a questo cambio radicale di prospettiva.  Testimonianze dell’ingiustizia e della violenza subite dai minori arrivano quotidianamente dai teatri di guerra da cui siamo circondati, mentre allo stesso tempo le cronache nazionali riportano, a ritmi preoccupanti, notizie che destano un allarme gravissimo circa la condizione di tanti, troppi, minori.

Serve un cambio di passo, serve affrontare la necessità di politiche per l’infanzia e l’adolescenza  che abbiano come obiettivo primario la realizzazione di quel superiore interesse che significa: scuola, sanità, possibilità di uno sviluppo completo e armonico, accessibilità ai servizi, alla musica, alla lettura, allo sport per ogni bambino e per ogni bambina.

La congiuntura economica negativa e la crisi finanziaria che ancora insistono nel nostro Paese hanno determinato condizioni di precarietà in molte famiglie italiane e aggravato situazioni di fragilità preesistenti. Le conseguenze sui minori italiani sono gravi e hanno acuito problemi, marcato ulteriormente disomogeneità sul territorio nazionale e reso drammatiche le condizioni di vita di moltissimi bambini e adolescenti.

La commissione Bicamerale per l’Infanzia e l’Adolescenza ha avviato nel 2014 una importante indagine conoscitiva sulla povertà di bambini e adolescenti, conclusasi nel 2015, consegnando al Parlamento un documento che evidenzia criticità gravissime. Ciò che preoccupa di più è che a fronte di un debolissimo miglioramento degli indici di deprivazione dell’infanzia, nel Sud nulla cambi. Il tasso di abbandono scolastico è tra i più alti di Europa: in Italia quasi uno studente su quattro non raggiunge in matematica il livello sufficiente. I due livelli apicali della scala della matematica includono poco meno del 10%  degli studenti delle scuole italiane, mentre negli stessi livelli si colloca oltre il 15 per cento degli studenti in Finlandia, Polonia e Germania e il 19% in Belgio e nei Paesi Bassi. Nella lettura circa uno studente italiano su cinque ha competenze inferiori a quelle basilari, ma solo il 6,7 % si colloca nei due livelli più elevati, mentre in Finlandia, Belgio e Francia il contingente dei migliori supera il 12%. Il quadro regionale delle competenze dei nostri adolescenti è molto difforme: il divario nel rendimento si dimostra ampio per tutte le competenze, con un netto vantaggio del Centro-Nord. Per la lettura, in tutte le regioni settentrionali, oltre l’80% degli studenti si colloca su livelli pari o superiori alle competenze basilari (in Lombardia sfiora il 90%). Al contrario, in Sardegna, Campania e Sicilia oltre il 27 per cento non raggiunge i livelli sufficienti e in Calabria addirittura il 37%. Anche in matematica la situazione è decisamente peggiore nel Mezzogiorno: i 15enni con competenze insufficienti sono il 45,8% in Calabria e superano il 35% in Campania e Sicilia, mentre non arrivano al 14% nella provincia autonoma di Trento, nel Friuli-Venezia Giulia, Veneto e Lombardia. In queste regioni del Nord si riscontra anche il maggior numero di eccellenze (oltre il 15 %), con i migliori risultati in Veneto (18,7 %) e in Friuli (17,1%). Analoghi i risultati riscontrati per le scienze, nelle quali ha risultati insufficienti circa il 30% degli studenti in Campania e Sicilia e il 40% di quelli in Calabria; al contrario, le eccellenze superano il 10%  in Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Trentino e Lombardia.  (Fonte ISTAT)

Il problema della povertà minorile in Italia e della povertà educativa, fenomeni spesso associati, è un fatto gravissimo che interessa 1milione 500mila minori.

L’istruzione e la scuola concorrono in modo fondamentale allo sviluppo dei bambini. Sono noti gli studi che mettono in correlazione una maggiore capacità cognitiva con una scolarizzazione precoce. Così come è raccomandato che i bambini siano presto introdotti al piacere della lettura, alla scoperta della musica e dell’arte. Il fatto che i bambini diventino adulti più istruiti, capaci di competere con i loro coetanei in una mondo e in una società che cambia a ritmi vertiginosi rispetto al passato, che possano acquisire professionalità utili allo sviluppo delle nostre economie, che siano domani espressione di una società più capace di solidarietà, più incline a trovare soluzioni di pace e di convivenza, il fatto che domani qualcuno di questi bambini possa essere un nuovo grande musicista, un tecnico capace di raggiungere nuovi traguardi in campo medico o nelle tecnologie, il fatto che il loro domani recherà beneficio all’intera società è un dato certo ed è fondamentale per il futuro di ogni Paese. E ogni bambino e adolescente sottratto alla povertà educativa, ogni minore cui saranno garantiti tutti gli strumenti per il suo sviluppo cognitivo rappresenta un potenziale vantaggio e un arricchimento per la società e il paese nel quale egli diventerà adulto. Costa molto meno istruire che dovere fare i conti, domani, con un Pese non in grado di competere con gli altri Paesi. E sebbene questo abbia una importanza strategica e rappresenti una sfida irrinunciabile per ogni Paese, dovrebbe bastare il principio della tutela del superiore interesse dei bambini, di tutti i bambini e di ciascuno di loro, a impegnare i governi in giuste e lungimiranti politiche per l’infanzia.

Dopo il governo Prodi, 2006-2007,  questo è il primo Governo che  mette in campo un piano contro la povertà con carattere strutturale, destinato ad agire sul lungo periodo e con risorse certe. La legge di stabilità per il 2016 ha messo a disposizione 600 milioni di euro per l’anno in corso, e 1 miliardo di euro a decorrere dal 2017. Si tratta di uno stanziamento ancora insufficiente ma permanente che consente al nostro Paese di porre le basi per la costruzione di una misura a carattere universale che copre tutto il territorio nazionale.

Il 10 agosto scorso inoltre il Consiglio dei Ministri ha approvato il IV Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva 2016/2017 con cui si definisce un serie di misure  in favore dei soggetti in età evolutiva e rappresenta uno strumento di applicazione della Convenzione ONU sui diritti del fanciullo.

Il Piano si articola, infatti, in quattro aree di intervento: linee di azione a contrasto della povertà dei bambini e delle famiglie; servizi socio-educativi per la prima infanzia e qualità del sistema scolastico; strategie e interventi per l’integrazione scolastica e sociale; sostegno alla genitorialità, sistema integrato dei servizi e sistema dell’accoglienza. Lo schema del Piano aveva ricevuto parere favorevole dalla Commissione bicamerale Infanzia e Adolescenza già nel gennaio scorso ed è stato approvato dall’Osservatorio nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza il 28 luglio 2015.

Il Piano è un buon risultato, ma è solo il punto di avvio di una nuova necessaria prospettiva. Lo hanno compreso i suoi estensori collocando la lotta alla povertà materiale ed educativa al primo posto e indicandola come un obiettivo da perseguire con un insieme di misure. Se davvero l’Italia si impegnasse a garantire ai suoi minori condizioni di uguaglianza nell’accesso alle risorse su tutto il territorio nazionale, avremmo avviato un cambiamento epocale del Paese. Si tratta di un obiettivo ambizioso che passa dall’approvazione dei livelli essenziali delle prestazioni (LEP) centrate sui diritti (art. 117 della Costituzione) e dalla loro effettiva esigibilità. Il Piano chiama in causa anche Regioni e Comuni disegnando un sistema di governance complessivo delle politiche destinate all’infanzia e all’adolescenza. La semplice privazione dell’accesso alla mensa disposta da amministrazioni comunali può avviare percorsi di esclusione e determinare un aggravamento delle condizioni di deprivazione di bambine e bambini vulnerabili e incolpevoli. In un sistema basato sui LEP questa eventualità non potrebbe più esistere. La cronaca ci informa invece, proprio in questi giorni, di nuove esclusioni dalle mense scolastiche di bambini le cui famiglie non sono in grado di provvedere alla retta. Ci ricondurranno ai LEP di certo anche le conclusioni cui perverrà l’indagine conoscitiva da poco avviata dalla Bicamerale Infanzia sulla fruizione dei servizi sanitari e la loro qualità da parte dei più piccoli.

E’ urgente l’approvazione di un sistema basato sulla esigibilità dei LEP se vogliamo davvero dare concretezza al Piano nazionale. Questa misura, infatti, disegna un nuovo modello di Paese al quale tutti noi dovremmo aderire, per migliorarlo, per renderlo vivo, per farlo uscire dall’astrattezza e trasportarlo all’interno della società italiana. La prospettiva da cui parte sono i bisogni delle bambine e dei bambini, degli adolescenti.

Ma soddisfare il bisogno e rispettare i diritti dei minorenni  significa investire sul futuro, significa far crescere talenti e saperi indispensabili per il domani di ognuno di noi. E se la politica ha il dovere di provvedere con mezzi e strumenti idonei al progresso della società, la società ha il dovere di corrispondere con un cambio di prospettiva e di mentalità rispetto ai minori che tarda ad affermarsi. Davvero mai più dovrebbe accadere che dinnanzi alla violenza, agli abusi, ai diritti negati, alla difficoltà e alla precarietà della vita di un bambino e di un adolescente, italiano o straniero, qualcuno possa pensare che la cosa non lo riguarda, che la vittima è in fondo anche il colpevole, che il più piccolo subisce ma in fondo così è sempre stato, che non v’è nulla di osceno e orribile nel violare il suo corpo, che il più piccolo non va ascoltato, creduto e protetto. Ciò che i bambini si attendono è una rivoluzione, un ribaltamento, una nuova visione del mondo che li metta nelle condizioni, tutti senza distinzione, di partecipare e costruire un futuro migliore. Combattiamo insieme questa buona battaglia: facciamolo ovunque, a Roma come a Crotone o a Bologna, o a Catania. Combattere per i loro diritti farà crescere anche i nostri ma soprattutto contribuirà a costruire un futuro migliore per l’Italia.

On. Sandra Zampa vicepresidente Bicamerale Infanzia e Adolescenza

 

 

 

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