Le donne del Pd e la parità ancora da raggiungere

” Le donne del Pd e la parità ancora da raggiungere”
I dem e le quote rosa abbandonate “Una battaglia che dobbiamo vincere”

Intervista di Ilaria Venturi a Sandra Zampa su La Repubblica (ed. Bologna) del 30 gennaio 2018

Sulla rivolta delle donne del Pd per le quote rosa mancate, il segretario regionale Democratico Paolo Calvano frena ricordando la candidatura di Lucia Annibali a Parma: “Donne protagoniste, le loro battaglie saranno al centro”.
Una battaglia ancora da vincere, ricorda però la prodiana Sandra Zampa, candidata all’ uninominale per il Senato al collegio di Bologna, Imola e Ferrara: lei è tra le donne del Pd che potrebbero passare, l’ unica forse sotto le Torri.

Onorevole, perché sono venute meno le quote rosa?

“Ci sono molte colleghe di valore rimaste escluse. Molto è dipeso dalla nuova legge elettorale che ha oggettivamente risvolti problematici, tra cui questo. Senza premio di maggioranza la riduzione del numero degli eletti è notevole. Stavolta la battaglia era dunque durissima. L’ hanno pagata in tanti, le donne un po’ di più degli uomini. I conti li faremo alla fine per capire quante donne del Pd entreranno in Parlamento. La battaglia per la parità di genere è stata sempre centrale nel partito, siamo riusciti a raggiungere risultati importanti. Ma bisogna ammettere che quella battaglia, per la parità anche nelle istituzioni, non è vinta, occorre proseguire”.

La protesta nasce, più che dal numero di candidate, dall’ esiguo numero di donne che potrebbero essere elette. Poche inoltre sono espressione dei territori.

“La territorialità non è stata rispettata nemmeno tra gli uomini. Il problema è la riduzione del numero delle donne eleggibili. A questo guardo con grande rammarico”.

Lei è data per sicura.

“Sono candidata nella mia terra. La partita però me la devo giocare, come è giusto che sia. Rispetto alle donne il problema è di fondo e non si risolve se non cambiando i metodi di selezione e introducendo per legge il 50% delle elette”.

In passato si è tentato di farla quella legge, ma è naufragata anche per responsabilità del Pd.

“Il voto era segreto, il risultato è che è saltata. I partiti non hanno interesse a farla perché sono guidati da uomini tranne quello della Meloni, che però ricandida sempre e solo se stessa a tutto. Sarà una battaglia che le donne dovranno impegnarsi a fare. Poi dobbiamo interrogarci anche sulle nostre debolezze ed essere decise e compatte per portare a casa questo risultato. Non c’ è altra strada”.

Il suo cavallo di battaglia rimangono le primarie?

“È l’ unico modo per sottrarre le candidature alla mera scelta di apparati e segreterie. Andrebbero introdotte per legge lasciando solo un 5-10% a disposizione del partito per tutelare le figure della società civile che possono avere più problemi a presentarsi alle primarie. Si devono dare a tutti regole vere che abbiano il massimo dell’ oggettività possibile nella selezione. Eviteremmo così cose truffaldine come le parlamentarie del Movimento 5 stelle o le scelte nel salotto di Arcore”.

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