Ancora tanta strada da percorrere per una reale parità di genere. Il PD dia l’esempio

Suffragette, il film e la storia 70 anni fa il voto alle donne
Zampa: “È ora di celebrare le madri costituenti”

Intervista di Emanuela Gianpaoli a Sandra Zampa su La Repubblica, edizione di Bologna, del 02 marzo 2016

Si conclude con l’ elenco delle date simbolo “Suffragette”, il film di Sarah Gavron dedicato al movimento che nella Londra d’ inizio ‘900 lottava per ottenere il voto alle donne.
Domani, data di uscita del film in Italia, la regista sarà alle 20 al Lumière per accompagnare la proiezione. Venerdì il Centro delle Donne promuove un convegno su voto e astensionismo femminile a 70 anni dal 10 marzo 1946: ce ne parla la parlamentare Sandra Zampa.

Ogni figlia dovrebbe conoscere questa storia, ogni figlio dovrebbe scriversela sul cuore». Lo dice Meryl Streep a proposito di “Suffragette” dove veste i panni di Emmeline Pankhurst. Concorda Sandra Zampa, vice presidente del Pd, prima firmataria di una mozione affinché il Governo ricordi le 21 Madri Costituenti, le prime deputate che nel 1946 sedettero nel nostro Parlamento, elette con il suffragio universale.

Onorevole Zampa, chi furono le nostre suffragette?

«Ci sono state figure fondamentali, come Adelaide Coari o Anna Maria Mozzoni, che hanno preparato la strada. Il merito maggiore però è stato delle partigiane, così come delle vedove rimaste a casa con i figli da mantenere e tutte quelle che hanno pagato il prezzo più caro della guerra. Sono loro che hanno conquistato il diritto al voto».

Perché ha sentito il bisogno di questa mozione?

«Perché oggi, mentre ci apprestiamo a celebrare i 70 anni del suffragio universale, un evento che ebbe un’ affluenza elevatissima, con le donne che arrivarono ai seggi all’ alba per assicurarsi la possibilità di votare, siamo di fronte alla bestia nera dell’ astensionismo, soprattutto femminile. È importante ricordare quella svolta storica».

Che cosa cambiò?

«Intanto, se oggi siamo una Repubblica, è grazie al voto delle donne. Furono determinanti. Poi con le elezioni del 2 giugno 1946, le prime 21 donne sedettero in Parlamento, cinque di loro entrarono nella “commissione dei 75″, incaricata di scrivere la Costituzione: Maria Federici, Angela Gotelli, Tina Merlin, Teresa Noce e Nilde Jotti. A loro dobbiamo l’ articolo 3 che stabilisce l’ uguaglianza morale e giuridica tra uomo e donna».

Poi qualcosa si deve essere inceppato.

«È vero la politica non è stata all’ altezza, dal welfare, sulle spalle delle donne, alle differenze salariali tra uomo e donna e perfino alla scolarizzazione».

Vede qualche cambiamento?

«Tiepidi. Nelle prossime amministrative non c’ è nessuna candidata a sindaco nelle grandi città, nelle discussioni sul futuro segretario del Pd non circola nessun nome femminile: sono questioni che ci devono interrogare ».

Interroghiamoci. Perché?

«In parte perché i grandi cambiamenti, lo dimostra la storia, dalle suffragette alla Clinton, avvengono se c’ è davvero una risposta corale. Noi lavoriamo molto per il risultato, poco per noi stesse, anche in politica. Invece, come dimostra il caso Hillary i due aspetti non possono andare disgiunti ».

Il cinema può contribuire?

«Assolutamente. È da un po’ di tempo che insisto con Liliana Cavani affinché giri un film su una delle Madri Costituenti».

Nell’ attesa di convincerla, quali storie le sono piaciute?

«La prima è stata Anna Magnani, con la sua Pina in Roma città aperta, ma più di recente anche The Lady, di Luc Besson».

 

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