Le Primarie siano una competizione sulle idee, sul progetto del partito e sul futuro del Paese

Carissime amiche, carissimi amici,

ho iniziato a scrivere queste brevi riflessioni una settimana fa, in viaggio per Roma per partecipare all’ultima direzione nazionale convocata con la massima urgenza per l’approvazione del regolamento e della data di primarie e congresso. Impegni politici e parlamentari non mi hanno permesso di concluderne la stesura. Ma a rallentare il mio lavoro anche le incertezze e l’ansia per quanto andava e va accadendo. Una sorta di paralisi “spirituale”. Guardo con enorme sconcerto allo scontro interno al centro sinistra e, in particolare, tra chi è rimasto nel Pd e chi se ne è andato. Giudico sbagliata la gara ingaggiata da una larga parte del Pd con il M5S sull’adozione di misure semplicemente demagogiche che finiranno con il togliere dignità al parlamento e alla classe politica, senza aiutare il paese a capire nulla di quanto sta accadendo. Un insultarsi reciproco cui fa eco nel Paese una crescente insofferenza e rabbiosità e un’ altrettanto crescente perdita di autorevolezza delle istituzioni che siamo chiamati a rappresentare. Una gara a chi fa peggio e chi picchia di più. Un errore, quello di indicare nella classe politica e nel Parlamento uno dei mali più gravi del Paese, commesso anche in occasione della campagna per il referendum costituzionale. Per questo sono spaventata: non si è compreso nulla di quello che è avvenuto?

Nessuno vede i rischi presenti nella deriva che può prendere la marea montante della rabbia popolare? Invece che mettere mano all’aratro per costruire insieme un argine al dilagare del razzismo, del populismo, del nazionalismo, dell’antieuropeismo si vuole proseguire a dilaniarsi tra noi? Invece che impegnarci a riformare la legge elettorale che è ciò che può in qualche modo salvare la democrazia dal ripetersi di situazioni vissute nel passato e già giudicate fallite dai cittadini- mi riferisco al sistema proporzionale puro e delle preferenze, superato da referendum popolari- si discute di chi, tra noi, abbia “sbagliato più forte” per dirla con i versi dell’indimenticabile “Canzone popolare” che ha accompagnato gli anni dell’Ulivo.

È tempo di girare pagina. Non siamo riusciti a fermare una divisione dolorosa, sbagliata e dannosa che ha tra i suoi promotori un ex segretario del partito, Pier Luigi Bersani. Molti tra quanti se ne sono andati hanno condiviso la fase di fondazione di quello che doveva essere un partito nuovo e prima ancora hanno politicamente vissuto il lungo cammino che dall’Ulivo ci ha condotto a stare insieme sotto un unico simbolo con l’eredità di tradizioni politiche diverse da tenere vive, la cui ispirazione può sopravvivere solo se si riesce a declinarle in contenuti e linguaggi nuovi. Non siamo riusciti a fermarla ma siamo in tempo per fare in modo che la falla non si trasformi in voragine. Non mi importa più discutere di chi è la responsabilità. Mi importa capire se abbiamo risposte da dare agli italiani, all’Europa e persino a noi stessi visto che anche la fatica, quando la si compie, deve avere un senso. È anche un problema di dignità personale.

È necessario salvare quel progetto. La Convenzione nazionale che si concluderà con le primarie del 30 Aprile per eleggere il nuovo segretario può rappresentare una grande opportunità per farlo. Si discute spesso e ancora si torna a farlo delle regole della nostra vita democratica interna. Rimettere a posto qualcosa che non si è rivelato efficace, o efficiente, nello Statuto non significa mettere in discussione le novità che il Pd porta con sè fin dalla sua nascita. L’idea di una competizione democratica (tale è perché avviene in un contesto regolamentato) è una delle novità di cui fare tesoro ma la competizione deve svolgersi sulle idee, su un progetto di partito e persino di Paese. Cosa vogliamo fare per l’Italia, come vogliamo stare in Europa, come lo vogliamo fare, con chi lo vogliamo fare. Questo dovrà dirci la Convenzione che tutti continuiamo a chiamare Congresso.

Proprio ieri, lunedì 6 marzo, è scaduto il termine per la presentazione delle candidature. Le primarie sono state sempre una festa della democrazia. Facciamo in modo che siano così anche questa volta. Facciamo in modo che sia un confronto di alto livello. Abbiamo molte cose di cui discutere. Può far bene a noi ma soprattutto può salvare il Paese. In Francia, in Germania, in Olanda si voterà presto e mai si rivelerà così importante per il comune destino dell’Europa quel risultato elettorale.  Ma la partita che si giocherà da noi non è meno importante. C’è in discussione la nostra appartenenza all’Europa e c’è in discussione la possibilità di concorrere a riprendere il disegno di un comune destino. C’è in discussione davvero tutto.

PS: Avevo sperato di potere con questa breve comunicazione darvi la notizia della definitiva approvazione della legge a tutela dei minori stranieri non accompagnati. Purtroppo la legge dovrà tornare alla Camera perché il testo è stato emendato. Nei mesi trascorsi tra il primo voto alla Camera, dove la legge è nata, anche Papa Francesco è intervenuto più volte con parole di straordinaria lucidità ed efficacia per raccomandare il destino e la tutela di questi ragazzi. Ha chiesto esplicitamente l’adozione di “norme” che diano corso effettivo ai loro diritti e efficienza al sistema d’accoglienza di casa nostra. Ho avuto l’onore di incontrare il Santo Padre proprio in occasione di un seminario di lavoro sul tema dell’immigrazione nei giorni scorsi. È stata una ragione di orgoglio potergli dire che la legge è in arrivo e che la politica sta facendo la propria parte.

Sempre nei giorni scorsi si è svolta l’Assemblea nazionale del Pd. Trovate qui il mio intervento.

Con amicizia,

S.Z.

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