Riconoscere la cittadinanza ai giovani che sono italiani di fatto e vogliono esserlo di diritto

Intervento di Sandra Zampa alla Camera dei Deputati per la Giornata dell’infanzia e dell’adolescenza 2017

Negli anni scorsi abbiamo scelto, per questa giornata di riflessione, argomenti  affrontati da una delle indagini conoscitive della commissione o da provvedimenti legislativi in discussione ma quest’anno, in vista dello scioglimento delle Camere a conclusione della 17ma legislatura, ci è sembrato opportuno ritrovarci per un bilancio delle cose fatte da Parlamento e governo oltreché di capire, in un ideale passaggio di testimone, come stanno le nostre ragazze e  ragazzi, le bambine e i bambini, quali priorità nell’attuazione dei loro diritti, quali cambiamenti per rendere più incisiva l’azione di chi voglia costruire un paese a misura dei loro bisogni e delle loro aspirazioni.

129 sedute e 116 audizioni ci hanno fatto conoscere meglio e più da vicino i loro problemi:  a cominciare dalla povertà e dalla povertà educativa, un volto drammatico dello stato del Paese, cui abbiamo dedicato la prima indagine consociativa approvando un documento importante nel 2014, per proseguire con una indagine e documento sulla prostituzione minorile, sul diritto a fruire del patrimonio artistico e culturale italiano, il diritto alla salute dei minori diversamente abili. Entro Natale discuteremo la relazione conclusiva sui minori fuori famiglia e infine la tutela della salute dei minori. Nel 2016 la commissione ha anche esaminato e approvato il IV Piano nazionale di azione e di interventi per la tutela dei diritti e lo sviluppo dei soggetti in età evolutiva.

Anche in Parlamento si sono prodotti provvedimenti e leggi importanti: la legge 134/2015 sull’autismo, la 173/2015 sulla continuità affettiva, la legge 101/2015 sulla sottrazione internazionale di minori, la legge 47/2017 sui minori stranieri non accompagnati, la legge 71/2017 per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo. E un appuntamento importante ci attende: è quello con la legge per la cittadinanza, nota come ius soli-ius culturae su cui tornerò in conclusione.

Pesante era il bilancio dei tagli a risorse e servizi sociali anche rivolti all’infanzia con cui il governo in carica si è misurato al suo insediamento. E gravi erano le conseguenze che l’ interminabile crisi economica e finanziaria aveva già prodotto sui più giovani cittadini del Paese. Perciò va riconosciuto l’impegno che l’esecutivo ha messo per recuperare lo svantaggio accumulato negli anni.

Sono state adottate azioni politiche importanti: il fondo povertà educativa, la carta cultura per i giovani, il bonus bebè, il fondo per le sezioni primavera. Rilevante anche quanto previsto dal  comma 190 (finanziaria 2016), in cui è prevista la “detassazione” di somme, servizi e prestazioni erogati dal datore di lavoro per la fruizione da parte dei familiari dei propri dipendenti di servizi di educazione e istruzione, anche in età prescolare, il “Piano di inclusione minori Rom, Sinti e Caminanti”, il  divieto di fumare in auto in presenza di minori o donne in gravidanza, il piano nazionale di prevenzione vaccinale,  il piano per la promozione del sistema integrato 0-6 anni (l.107/15), e scuola sicura con fondi rilevanti. Infine, di grandissimo rilievo, l’approvazione del reddito di inclusione, un significativo passo avanti nella lotta contro la povertà anche minorile. Per la prima volta si introduce nel sistema una misura di contrasto alla povertà che punta all’universalità, in una prospettiva che dovrebbe prevedere lo stanziamento delle risorse necessarie per realizzare l’incremento graduale del beneficio, l’estensione della platea dei beneficiari, lo sviluppo sul territorio di servizi. Alla presenza, nel nucleo beneficiario, di almeno un figlio minorenne fa esplicito riferimento il decreto attuativo.

A questo quadro va aggiunta l’azione continua e importante dell’Autorità di garanzia che sta producendo, come si può misurare dal successo che va ottenendo con la promozione della figura del tutore volontario prevista dalla legge a tutela dei minori migranti non accompagnati, risultati tangibili.

Ciò che è stato fatto va riconosciuto. A tutti e nel suo indiscutibile valore. Ma quando alziamo gli occhi sui bisogni, quando prestiamo orecchio alle parole che le Associazioni di tutela per l’infanzia –  che ringraziamo infinitamente per il loro lavoro- ci rivolgono (due giorni fa save the children con il suo rapporto annuale, uno splendido lavoro sul sistema di istruzione e sulla scuola, solo ieri l’Albero della vita con un seminario sulla povertà e le regole per l’aiuto);  non possiamo non misurare la grandezza del bisogno e della sfida che stanno davanti a chi voglia davvero costruire un paese a misura di bambino. Potremmo mai tollerare che accada che un bambino sia privato della possibilità di mangiare a una mensa scolastica con i suoi compagni di classe solo perché i suoi genitori non sono in regola con il pagamento? ci sono mille modi per sanzionare gli adulti senza punire i bambini. Potremmo mai tollerare le violenze e gli abusi che si consumano su di loro senza mettere in campo efficaci misure di prevenzione? Potremmo lasciarli esposti a privazioni materiali o educative che rischiano di renderli poveri per sempre?  o che un minore non abbia le stesse possibilità di vivere la malattia e la cura in strutture sanitarie pensate per i più piccoli?

No, non potremmo. Allora c’è bisogno di un salto di qualità nell’impegno e nell’azione di tutti.

Dobbiamo al più presto definire una governance nazionale che coordini le politiche per l’infanzia e l’adolescenza e considerarle, anche dal punto di vista economico, per ciò che realmente sono: priorità assoluta in un paese che invecchia e sembra aver smesso di pensare al futuro. Fissare livelli essenziali delle prestazioni per garantire maggiore equità. Questa stessa Commissione va riformata rendendo più efficace la possibilità di incidere sulle scelte legislative.

Dobbiamo tutelare e rafforzare la capacità di intervento dell’Autorità garante invitando le regioni che ne sono prive a istituire la figura del garante regionale per permettere che si lavori in rete.

Occorre immaginare un sistema di ascolto e partecipazione dei più giovani e chiedere al sistema dell’informazione, a partire dal sistema pubblico, più spazio per loro. E dobbiamo correre, per arrivare prima che siano già grandi al momento delle nostre scelte.

Per esperienza ho appreso che la politica può produrre qualcosa di buono solo se assume come bussola delle proprie scelte il principio del superiore interesse del minore che innerva la convenzione Onu di NY lasciando da parte interessi di parte e breve periodo. Se così fosse nessuno in parlamento oggi avrebbe ragione di opporsi alla legge dello ius soli-ius culturae.

Un dovere che è anche un’opportunità storica, da cogliere  senza lasciarci intimidire. Il dovere di riconoscere la cittadinanza ai giovani che sono “italiani di fatto” e vogliono esserlo “di diritto” e che oggi vivono sospesi in una sorta di limbo. Lasciarli lì non è soltanto ingiusto ma è qualcosa (ecco l’opportunità) che l’Italia di oggi semplicemente non può permettersi. Il lungo “inverno demografico” ci ha già rubato abbastanza futuro. Non si governa solo per l’oggi, ma anche per il domani e il dopodomani.

On. Sandra Zampa
vicepresidente Commissione Infanzia e Adolescenza

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