Una Legge per accogliere e proteggere i minori stranieri non accompagnati

Oggi la Camera ha approvato la Legge, di cui sono prima firmataria, sul riordino del sistema di accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Ci sono voluti tre anni per arrivare fino a qui. Oggi prevale il senso di aver realizzato, con il concorso di tanti, un passo avanti fondamentale per l’affermazione del diritto alla tutela dell’infanzia, così come sancito dalla Convenzione di New York e in particolare per quei minori che sono gli ultimi tra gli ultimi.

Se approvata al Senato questa Legge consegna al nostro Paese un primato: saremo il primo paese della UE ad avere una legge dedicata all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati. Con l’articolo 12 questa legge si sancisce infatti che tutti i minori non accompagnati possono accedere al sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR).

Il nostro dovere è tutelare il diritto alla vita di questi minori, ma è nostro interesse anche che questi bambini e questi ragazzi siano sottratti allo sfruttamento in attività illegali e all’assoggettamento da parte di organizzazioni della criminalità organizzata. Esposti a diversi rischi che possono riguardare tanto la salute e l’integrità psicofisica, quanto le reali opportunità di sviluppo ed educazione, questi minori prima di essere migranti sono bambini e bambine che hanno il diritto ad una adeguata accoglienza e protezione. Questo lo spirito della Legge di cui vi metto a disposizione il testo.”

Con amicizia
Sandra Zampa

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Camera dei Deputati
Seduta n. 699 di mercoledì 26 ottobre 2016

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare per dichiarazione di voto l’onorevole Sandra Zampa. Ne ha facoltà.

SANDRA ZAMPA. Grazie signor Presidente, care colleghe, cari colleghi, è stato scritto con riferimento alle tante, diverse e drammatiche vicende dei minori stranieri non accompagnati, che esse recano “le impronte delle tragedie del mondo contemporaneo”. Sono impronte “impresse nel corpo e nell’anima” di bambine e bambini, di ragazze e ragazzi, in fuga dai paesi dove “l’umanità è più a rischio”. In fuga da paesi dove la guerra e la violenza sono più feroci come la Somalia, l’Afghanistan o la Siria, dove la povertà è così acuta che non puoi temere nulla di più come la Nigeria, l’Eritrea, l’Egitto. Le storie di questi ragazzi sono entrate nelle nostre case e nella nostra quotidianità.

Le ultime l’altro ieri, in occasione di un nuovo sbarco in Sicilia: tra le 17 salme quelle di due bambini e una bambina di 8 anni.

Le loro vicende hanno fatto irruzione dalle pagine dei giornali o dalla televisione, ci hanno colpito, ci hanno commosso ma soprattutto ci hanno interrogato sul modello di civiltà che vogliamo per noi stessi e per i nostri figli.

Questi ragazzi sono profughi, richiedenti asilo, semplici migranti, ma prima di qualunque altra cosa, sono appunto ragazzi, minorenni soli, senza famigliari, senza adulti di riferimento.

Proprio in ragione della loro maggiore vulnerabilità sono state scritte queste norme che arrivano in parlamento con l’ambizione di rispondere a bisogni umanitari e alle nostre coscienze, di rispettare e applicare i principi proclamati nei trattati internazionali, dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo alla convenzione ONU sull’infanzia, di dotare l’Italia di un sistema stabile ed efficace di protezione dei minori migranti, di aiutare i sindaci che devono gestire il problema dell’accoglienza, di sostenere il lavoro delle associazioni e delle organizzazioni internazionali, senza di cui affonderemmo anche noi in questo mare di disperazione e speranza, di essere all’altezza della generosità di tanti volontari. Con la volontà soprattutto di concorrere a costruire una risposta che guarda lontano, al futuro. Integrare un minorenne, un ragazzo quando non un bambino, è più semplice e persino più gratificante. Ma è soprattutto un investimento per un paese che registra un saldo demografico negativo. Investire sul suo senso di appartenenza al paese che lo ha accolto, su una doppia, consapevole cittadinanza significa investire sulla pace: una volta diventati adulti, questi ragazzi saranno i testimoni presso i propri paesi di origine della qualità della nostra civiltà e dei nostri valori. Ne sono giunti, nel nostro paese, poco meno di ventimila dal 1 gennaio scorso. Nel 2011 faceva effetto la cifra di 3500. Nella distanza tra questi due numeri sta il segnale delle tendenze della migrazione mondiale e la dimostrazione che non è una legge che li fa arrivare perché la legge non c’era ancora. Sappiamo che giovani e giovanissimi rappresentano nel flusso dei migranti una quota in continua crescita e che la loro età si abbassa progressivamente.

Molti tra loro non hanno come meta il paese dove sbarcano, ma vogliono raggiungere altri Paesi europei, magari per unirsi a familiari. Occorre dunque lavorare anche su questo fronte, mettendo in campo- poiché per loro non vale il trattato di Dublino- una risposta che preveda un accompagnamento a destinazione senza costringerli a nuovi viaggi disperati, nel nascondimento magari legati all’asse di un tir. Dei cosiddetti minori scomparsi, circa 6000 in questo solo anno, abbiamo ragione di credere che una parte si sia allontanata dal nostro paese così, mettendo a rischio la propria incolumità e sicurezza una seconda volta. Senza un sistema di accoglienza ben organizzato, in cui ragazze e ragazzi si perdono nel nulla, non solo non si affronta la questione della loro sicurezza ma si alimenta il mercato dell’illegalità nazionale e internazionale: dalla tratta alla prostituzione allo sfruttamento del lavoro minorile.

A loro, ragazzi e ragazze coraggiosi e generosi, capaci di mettere in discussione la propria vita per aiutare madri e fratelli, ha voluto dedicare il messaggio per la giornata del migrante e del rifugiato Papa Francesco: “tra i migranti i fanciulli costituiscono il gruppo più vulnerabile – ci ha ricordato – perché, mentre si affacciano alla vita, sono invisibili e senza voce: la precarietà li priva di documenti, nascondendoli agli occhi del mondo; l’assenza di adulti che li accompagnano impedisce che la loro voce si alzi e si faccia sentire. In tal modo finiscono facilmente nei livelli più bassi del degrado umano, dove illegalità e violenza bruciano in una fiammata il futuro di troppi innocenti, mentre la rete dell’abuso dei minori è dura da spezzare”.

Raramente capita di sentirsi in questa sede interprete di una volontà collettiva, di un disegno condiviso che supera anche schieramenti partitici. Per questo mi rammarico della scelta che FI ha fatto solo in quest’aula dopo avere votato insieme a tutti noi in commissione ma soprattutto dopo avere sostenuto fortemente la necessità di questa legge tanto da essere secondo firmatario del provvedimento, come testimoniato dalla presenza del nome dell’onorevole Carfagna dopo il mio. Ci si attacca a un emendamento cui viene attribuito un significato che non ha, quasi che la novità di oggi consistesse nel divieto di respingimento dei minori migranti non accompagnati. Questo divieto c’è già. Basta richiamare la costituzione italiana articolo 10 e Articolo 31. Le convenzioni internazionali sottoscritte dall’Italia, l’Aja, Ginevra, New York sull’infanzia, Strasburgo e infine l’articolo 10 del testo Unico sull’immigrazione. La verità è che il cambio di linea di Forza Italia è dovuto alla esigenze di una nuova, vecchissima, alleanza con la Lega. La ricostruzione di un centro destra al cui interno però esplodono contraddizioni enormi come testimoniato dal sincero rammarico del collega Sisto. Ma i vostri sindaci non sono d’accordo con voi, chiedono risposte, non slogan. E questa legge offre risposte efficaci.

Ho ascoltato vere e proprie mistificazioni della realtà: è stato detto che non ci sono risorse, quando c’è un fondo; è stato detto che si lasciano arrivare e scorazzare per il paese i giovani migranti quando finalmente si prevedono un tutore per ognuno di loro e un percorso di formazione e integrazione; è stato detto che non si danno strumenti agli enti locali quando possono finalmente ricevere risorse certe aderendo allo SPRAR; è stato detto che non si distingue tra minori e adulti quando finalmente si dettano regole e metodi per l’accertamento dell’età. In questi anni vi abbiamo ascoltati chiedere di aiutarli a casa loro ma quando bisognava metterci le risorse non era mai il momento. Illudere gli italiani che il flusso di immigrati non è che un’emergenza a cui basta rispondere gridando no: questo è il vero falso ideologico. I problemi si risolvono guardandoli un faccia. Questa legge non è frutto di buon cuore. Certo, risponde a esigenze umanitarie, ma mette ordine nelle procedure, crea un sistema, assegna risorse. Chiedetelo ai vostri sindaci se la pensano come voi: vi diranno no e smentiranno la vostra scelta.

Ci sono voluti tre anni per arrivare a questo giorno. Ci sono voluti tre anni ma siamo i primi in Europa e questo non è solo un fatto di cui andare orgogliosi perché rende giustizia alla nostra storia di fondatori dell’Unione, ma rappresenta anche una conquista da spendere ai tavoli di confronto europei e internazionali. È evidente a tutti la necessità di giungere al più presto a una omogenea legislazione europea non fosse altro che perché i paesi dell’Unione hanno tutti sottoscritto la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.

Ci sono voluti tre anni ma non ci saremmo arrivati se attorno a questa legge non si fosse creato un consenso larghissimo: senza le associazioni e le organizzazioni per la tutela dell’infanzia e dei diritti umani, a cominciare da Save the children che è all’origine dell’iniziativa legislativa, per proseguire con Unicef, Terre des Hommes, Caritas, UNCHR, Intersos, Sant’Egidio, Defence for Children, Emergency, Oxfam, CIR, CNCA, senza l’Anci che ha fatto sentire alta e forte la voce di sindaci impegnati a trovare risposte efficaci, senza il sostegno del mondo della giustizia, degli assistenti sociali, del garante dell’infanzia, senza l’intesa tra le forze politiche, le reiterate, caparbie richieste di tanti di approvare le norme, non ci saremmo arrivati.

Da ultimo, decisivo, senza la determinazione del gruppo parlamentare di cui mi onoro di far parte e un impegno del presidente del consiglio. Credo capiti così quando la realtà nella sua verità e urgenza chiede una risposta ma credo sia anche un segno della speranza che una politica migliore è possibile.

 (Testo integrale della dichiarazione non interamente pronunciato in Aula per limiti di tempo)

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