L’Italia sostenga l’evoluzione del Myanmar verso la democrazia

Care amiche, cari amici,

in occasione del 69° compleanno di Aung San Suu Kyi, è stata approvata oggi in Commissione Esteri questa risoluzione, di cui sono seconda firmataria dopo la collega Lia Quartapelle Procopio.

S.Z.

Atto Camera

Risoluzione in commissione 7-00389
presentato da
QUARTAPELLE PROCOPIO Lia
testo di
Giovedì 12 giugno 2014, seduta n. 244

La Commissione III,

premesso che:

il Parlamento italiano, nel Senato della Repubblica e nella Camera dei deputati, segue da anni con costante attenzione la situazione del Myanmar, Paese strategico nel Sud est asiatico, guidato per decenni da una giunta militare e sottoposto a gravi violazioni dei diritti umani;

negli ultimi tre anni è in atto in Myanmar un processo di transizione verso la democrazia e di riconciliazione nazionale, aperto dal capo del Governo Thein Sein e dalla leader della Lega nazionale per la democrazia Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, oggi capo dell’opposizione in Parlamento;

nella seduta del 16 ottobre 2013 la Commissione affari esteri della Camera dei deputati ha approvato la risoluzione n. 8-00017 che impegna il Governo a intervenire in ogni sede per favorire la positiva evoluzione del processo democratico del Paese asiatico, mentre un ordine del giorno dal contenuto analogo è stato approvato dall’Assemblea del Senato della Repubblica il 23 ottobre 2013;

dal 27 al 31 ottobre 2013 Aung San Suu Kyi ha effettuato una visita in Italia incontrando il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, la Presidente della Camera, il Presidente del Consiglio, il Ministro degli affari esteri, l’Associazione parlamentare «Amici della Birmania», le città di Roma, Torino, Bologna, Parma e l’Università di Bologna, consolidando il rapporto di amicizia tra il popolo birmano e il popolo italiano che in questi anni ha fortemente sostenuto la liberazione dei prigionieri politici, il rispetto dei diritti umani, l’apertura del processo democratico in Myamar;

nel corso della sua visita Aung San Suu Kyi ha affermato: «L’Italia resti vicina alla Birmania», dando impulso sia alle relazioni politiche e istituzionali sia alla cooperazione economica, sociale e culturale per il progresso del suo Paese, la costruzione della sua democrazia e per la crescita dei rapporti tra l’Italia e la Birmania;

l’avvenuta apertura del Myanmar alla comunità internazionale e al mercato mondiale, anche attraverso il superamento delle sanzioni economiche in rapporto ai progressi in atto sul tema dei diritti umani e delle libertà democratiche, è stata ed è attentamente seguita dall’Unione europea (Piero Fassino è stato inviato speciale in Myanmar), e dall’Italia che dell’Unione europea è componente fondamentale;

la collaborazione politica, economica e sociale tra l’Italia e il Myanmar, che vede uno sviluppo crescente, corrisponde all’interesse di entrambi i popoli e si inserisce nell’ambito dei rapporti tra l’Europa e l’Asia che aprono prospettive nuove per il futuro del mondo;

il consolidamento della riforma democratica in Myanmar è fattore decisivo per lo sviluppo delle relazioni tra l’Unione europea e il Myanmar, e, dunque, tra l’Italia e il Myanmar, nell’ambito delle relazioni internazionali per l’armonico sviluppo dei Paesi nel mondo globale, il progresso civile delle nazioni e il conseguimento dei comuni obiettivi di salvaguardia dei diritti umani e della pace;

l’evoluzione democratica del Myanmar, il rispetto dei diritti umani, la liberazione di tutti i prigionieri politici, il superamento dei conflitti etnici devono continuare ad essere considerati parte integrante dello sviluppo economico e sociale della Birmania;

la Costituzione in vigore nel Myanmar, la cui revisione è da mesi oggetto di discussione politica e parlamentare, presenta elementi di forte criticità democratica, tra i quali la discriminazione sulle candidature alla Presidenza e alla Vicepresidenza dell’Unione, l’assegnazione del 25 per cento dei posti ai militari nell’Assemblea dell’Unione e nella Camera delle nazionalità, nonché le norme restrittive per l’approvazione degli emendamenti alla Costituzione;

in particolare, la Costituzione al capitolo 3, punto f, clausola 59 (f), prevede per il Presidente dell’Unione e il Vicepresidente che «non lui, i suoi genitori, il coniuge, uno dei figli legittimi o i loro coniugi devono avere legami con una potenza straniera, non deve essere soggetto al potere o cittadinanza di un Paese straniero», determinando con ciò una evidente discriminazione ed esclusione nei confronti di Aung San Suu Kyi, vedova di un cittadino inglese e madre di due figli che vivono in occidente, la quale ha peraltro manifestato l’intenzione di candidarsi alla Presidenza dell’Unione nelle prossime elezioni politiche previste nel 2015;

nel marzo 2013 il Parlamento del Myanmar ha approvato una procedura di riesame della Costituzione istituendo una commissione di esperti giuridici e intellettuali per la revisione della Costituzione, scritta e approvata nel 2008 dall’allora giunta militare e sottoposta a referendum una settimana dopo il passaggio del ciclone Nargis, che ha sconvolto il Paese e ha causato 138 mila tra morti e dispersi;

la Commissione, dominata dai membri del partito al Governo, l’Union Solidariety and Development Party (USDP), dopo mesi di discussioni, ha consegnato il 31 gennaio di quest’anno un primo rapporto che mette in dubbio la volontà di un cambiamento reale della Costituzione pretendendo di dimostrare che la maggior parte dei birmani è contraria al cambiamento della clausola 59 (f) e ostacolando di fatto il processo di cambiamento democratico;

la Lega nazionale per la democrazia (NLD), partito all’opposizione, ha affermato che la campagna organizzata da USDP non è rappresentativa dell’opinione pubblica e ha intensificato tra il popolo la mobilitazione per il cambiamento della Costituzione, premessa indispensabile per lo svolgimento sereno, democratico e pienamente legale delle prossime elezioni politiche;

è evidente che l’attuale fase politica in Myanmar, alla vigilia delle elezioni del 2015, è decisiva e non può non prevedere in tempi rapidi il cambiamento della Costituzione, come testimonia il crescente movimento nel Paese per il conseguimento di questo obiettivo e come è costantemente auspicato dalla comunità internazionale;

alle difficoltà che oggi si registrano nel cammino del cambiamento della Costituzione si accompagna una situazione segnata da crescenti e inquietanti episodi di violazione dei diritti umani, come gli arresti di manifestanti, di controllo dei media come l’arresto di quattro giornalisti e del direttore del giornale Unity Weekly con l’accusa di aver pubblicato segreti di Stato, come la recente ingiunzione da parte del Governo a Medici senza frontiere di cessare ogni attività, a causa dell’assistenza fornita da MsF alla minoranza musulmana Rohingya, come la confisca delle terre dei contadini;

i perduranti conflitti etnici, e tra minoranze etniche e Governo centrale, rischiano di causare ulteriori interventi militari;

una pace stabile e duratura tra le minoranze etniche, il rilascio di tutti i prigionieri politici, riforme autenticamente democratiche a partire dal cambiamento della Costituzione, sono obiettivi fondamentali in questa fase in Myanmar per dare al popolo un’autentica speranza nel futuro dopo 50 anni di dittatura, e favorire l’apertura di un periodo nuovo di pace, di stabilità, di progresso, di vera democrazia;

Aung San Suu Kyi è impegnata con coraggio, determinazione e con tutte le sue forze per il cambiamento della Costituzione, poiché è in gioco la libertà e il progresso del suo popolo, e per ricostruire la nazione sulla base della giustizia, della verità, della fiducia, della riconciliazione, della pace, dello sviluppo umano, di un’autentica democrazia in Myanmar;

nel processo di transizione verso la democrazia in Myanmar è necessario che siano sostenute tutte le forze che credono nella democrazia, avendo anche presenti i rischi di inversione del cammino democratico che sempre si accompagnano alle grandi scelte di cambiamento;

nella celebrazione del Giubileo d’argento dell’8 agosto 1988 avvenuta a Yangon il 6-7 agosto 2013, è stata approvata una dichiarazione delle forze etniche e democratiche nella quale si dichiara: «1) Crediamo fortemente che ci sia bisogno di stabilire uno Stato federale democratico con autodeterminazione e uguaglianza»; «2) La Costituzione del 2008 non garantisce uno Stato democratico federale. Quindi crediamo fortemente che la Costituzione del 2008 vada emendata o che venga stilata una nuova Costituzione»;

la volontà del popolo italiano per l’intensificazione degli scambi e della collaborazione economica, sociale, culturale e politica con il popolo del Myanmar poggia su una base di comune condivisione dei valori della democrazia e pertanto occorre che le nostre istituzioni e la società civile sostengano fortemente la necessità che la Costituzione del Myanmar sia riformata affinché le elezioni politiche del 2015 possano essere libere e giuste,

impegna il Governo:

a garantire costante determinazione nell’intervenire in ogni sede, europea ed internazionale, per assicurare, in rapporto diretto con il Governo e con il Parlamento del Myanmar, con continuità l’ulteriore positiva evoluzione del processo democratico del Paese asiatico, anche nella prospettiva delle elezioni politiche del 2015;

a sostenere l’apertura democratica del Myanmar e, quindi, l’eguale e pari partecipazione di tutti i partiti politici e di tutti i cittadini, senza alcuna esclusione, alla vita democratica ed istituzionale del Paese, nonché lo svolgimento di elezioni libere e democratiche;

fermo restando il diritto all’autodeterminazione e alla sovranità legislativa di ogni Paese, a incoraggiare in ambito internazionale la modifica della Costituzione del Myanmar, in particolare nel punto in cui impedisce a chi abbia parenti di nazionalità straniera di candidarsi alle elezioni presidenziali, previsione che non ha fondamento nei principi democratici universalmente riconosciuti;

a sostenere la legittima aspirazione del premio Nobel Aung San Suu Kyi, al pari di ogni altro cittadino birmano, a partecipare pienamente alla vita politico-elettorale nazionale;

a sostenere il diritto del popolo birmano a decidere con libertà il proprio destino scegliendo i propri rappresentanti, a cominciare dalla Presidenza dell’Unione, senza alcuna discriminazione e limitazione.

(7-00389)

«Quartapelle Procopio, Zampa, Tidei, Rampi, Amendola, Kyenge, Nicoletti, Manciulli, Chaouki, Fitzgerald Nissoli, Rigoni, Carlo Galli, Porta, Fedi, Cassano, Garavini, Gianni Farina, D’Incecco, Iori».

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