Recuperare ad una vita piena e normale i ragazzi dei carceri minorili, per non incontrarli di nuovo in carceri per adulti


Carissimi amici,
vi inoltro l’articolo apparso oggi su laRepubblica, cronaca di Bologna, dedicato al carcere minorile del Pratello. Per un refuso di stampa è apparso con la sola mia firma, mentre è il risultato di una scrittura a due mani, di Francesco Errani e mia.

Francesco Errani, Consigliere comunale del Partito democratico e componente della V Commissione consiliare Sanità e Politiche sociali, ha condotto un’indagine sull’Istituto minorile della nostra città iscussa poi in Commissione.

Molte delle considerazioni che leggerete sono frutto di quel lavoro.

Seguo da mesi la vicenda del carcere minorile di Bologna e mi sto occupando, come capogruppo del Partito democratico in Commissione Infanzia e Adolescenza, della riforma della giustizia minorile che attende una sua definizione da troppi anni. Questa lacuna ha provocato e provoca lacerazioni gravi nel sistema giudiziario italiano.

Non si tratta di “stare dalla parte di qualcuno”, ma di riconoscere che molte delle tragedie che si consumano all’interno dei carceri minorili italiani sono da attribuirsi anche ad una legislazione incompiuta: la Legge Gozzini sull’Ordinamento penitenziale del 1975 riconosce l’esigenza di un ordinamento apposito per i minori di età, ma non vi provvede e stabilisce che le sue norme si applichino anche ai minori “fino a quando non sarà provveduto con apposita legge”.

Nonostante già da vent’anni la Corte costituzionale abbia definito tale norma “ai limiti della incostituzionalità” non è possibile non applicare le stesse pene degli adulti anche ad adolescenti di soli 13 o 14 anni. La tutela dei minori non è una questione che si possa lasciare al buon cuore della società, ma è materia che deve trovare una sua definizione precisa che metta al primo posto il bene supremo dei bambini e degli adolescenti.

E’ compito delle Istituzioni impegnarsi in progetti di rieducazione e di reinserimento di coloro i cui percorsi di vita sono deviati. Qualsiasi sia il loro costo, sarà sempre inferiore rispetto al valore della dignità della persona. I ragazzi restituiti alla normalità, alla vita e a prospettive proprie della loro giovane età, rappresentano già in sé una vittoria.

Le loro vite cesseranno di costituire una possibile minaccia alla sicurezza delle nostre città se le Istituzioni sapranno impegnarsi per il loro recupero nel rispetto delle finalità della pena che è sempre, per il nostro ordinamento giudiziario e per la nostra Costituzione, riabilitativa e rieducativa.

Diversamente si corre il rischio che essa risulti ininfluente o persino controproducente.

Sandra Zampa

Il Pratello, una risorsa per la città

Articolo di Sandra Zampa, deputata Pd, e Francesco Errani, Consigliere comunale Pd su La Repubblica edizioe di Bologna del 4 ottobre 2012

È difficile, soprattutto per chi fa politica e prova a ricercare soluzioni, trovare risposte di fronte all’ennesimo episodio drammatico, il tentativo di fuga di due giovani reclusi nel carcere minorile di Bologna. Non è in discussione il diritto-dovere di pagare la pena, ma non si puo’ ignorare la mancanza di una prospettiva per giovani sotto le macerie di vita, cittadini fragili e senza un futuro.

È paradossale la situazione del sistema carcerario italiano, quando la maggioranza dei reati potrebbero prevedere la domiciliazione o l’inserimento in comunità, così come prevede il codice penale. I minori presenti oggi al Pratello sono 22,  oltre l’ 80% di loro e’ straniero, prevalentemente proveniente dal nord Africa (negli istituti minorili del sud i dati sono l’opposto: la maggior parte sono italiani).

Molti hanno problemi legati a tossicodipendenza e quindi a reati connessi all’uso di sostanze, alcuni sono giovani con problemi di disagio psichico.

Di fronte al calo di risorse e alla carenza di personale (agenti ed educatori) siamo oltre l’emergenza. In questa situazione esiste il rischio di rottura dei fragili legami sociali e diventa difficile l’avvio di un trattamento socio-educativo così come previsto dall’ordinamento penitenziario che, per i minori, a causa del mancato completamento della Gozzini resta del tutto inadeguato.

Cosa può fare il Comune di Bologna? Riprendere il governo politico in tema di esecuzione penale e riattivare in tempi brevi il Comitato locale per l’area dell’esecuzione penale, per mettere a sistema le risorse e competenze locali, promuovendo il coinvolgimento delle realtà del territorio e la partecipazione della società civile. Pensiamo all’Uisp con le attività sportive, ai percorsi di alfabetizzazione promossi dall’Istituto Comprensivo I, ai corsi di formazione professionale di IIPLE sulla scenotecnica e Fomal sulla ristorazione, al teatro di Paolo Billi, all’attività di volontariato promossa dall’Associazione di volontariato Uva Passa che tutti i sabati e le domeniche è impegnata a costruire relazioni con i giovani del Pratello. Al progetto “Caro Diario” e allo scambio epistolare, ma soprattutto pedagogico e umano,  tra i giovani studenti dell’Istituto Salvemini di Casalecchio e i giovani detenuti reclusi al Pratello.

Un progetto educativo costruito con pazienza e abilità in tanti anni e che ha permesso a tutti di crescere, come ricorda una giovane studentessa del Salvemini durante l’udienza conoscitiva in Comune: “Siamo stati noi a imparare tante cose da quei ragazzi chiamati delinquenti e allontanati dalla società…. una semplice chiacchierata con loro ti fa capire quanto sia facile sbagliare, alle cose futili, che in realtà non sono importanti”.

Il carcere minorile è di territorialità regionale e non può certo gravare solo su Bologna. Per rispettare le condizioni minime richieste in materia di condizioni sanitarie, igieniche, e di reinserimento sociale e lavorativo, e costruire un progetto di città, occorre però uscire dalla instabilità in cui si dibatte da qualche anno la giustizia minorile a Bologna e in Emilia-Romagna. Se vogliamo costruire una politica inclusiva, e’ necessario che il Dipartimento della Giustizia Minorile  garantisca a Bologna la presenza stabile ed il sostegno di un Direttore e funzionari impegnati in un serio e costruttivo confronto con le realtà e le istituzioni cittadine, al fine di realizzare il necessario coinvolgimento progettuale che potrà fare di un ragazzo finito in carcere, un cittadino che sente di appartenere ad una comunità accogliente che ha bisogno anche di lui.

Senza dimenticare “un’antica e popolare strada porticata di 600 metri, cuore di Bologna e luogo dove andare per prendersi il tempo della libertà”.

Occorre che dal Ministero di Giustizia arrivi la “giustizia” che deve riguardare tutti: i ragazzi detenuti devono sapere che ci sono regole che vanno rispettate, ma chi lavora a contatto con loro, direttore, comandante, agenti, educatori, devono essere chiamati a rispettarle per primi e a rispettare la dignita’ di quei giovani.

Non credo si possa lasciare impunito chi ha sbagliato con dolo, o che si possa lasciare senza risposta la domanda che il Pratello (ma non solo) ci pone ad ogni esplodere di crisi: la giustizia minorile sta funzionando? Il conflitto tra chi pensa che debba prevalere l’aspetto riabilitativo con il ricorso ad azioni non punitive e, dunque, sia preferibile l’affidamento a comunita’ piuttosto che a carcere di una gran parte dei minori, e chi pensa che invece si possa sparare all’interno di un ospedale per fermare un ragazzo che tenta la fuga e mantiene una concezione del carcere “antica” (avrei voglia di dire alla Charles Dickens), puo’ proseguire ancora a lungo? Abbiamo idea di quanto costi alla comunita’ tenere un minorenne rinchiuso in un carcere senza recuperarlo ad una vita piena e “normale”?

E’ chiaro che significa incontrarlo di nuovo, prima o dopo, in un carcere per adulti con ulteriori aggravi finanziari per le casse pubbliche. E’ facile chiamarli “delinquenti”. Ma la loro violenza e’ spesso nulla rispetto alla violenza che hanno patito e spesso e’ la sola lingua che conoscono.

Lo ha capito la studentessa del Salvemini. Lo possiamo capire anche noi. Partendo da li’ potremo trasformarli in una risorsa. E’ tempo pero’ che tutte le Istituzioni battano un colpo e nessuna corporazione difenda solo se stessa.

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