Basta con gli scontri nel PD, un partito unito discute apertamente e decide a maggioranza

giu 14, 2014 Categorie: Media ,Sui mass media

Zampa: “Errore dei dissidenti ma ora basta duelli”

Intervista a Sandra Zampa su L’Unità del 14 giugno 2014

«Vivo una sensazione di disagio molto profonda. Quando ho cercato di capire mi sono resa conto di assistere a una prova muscolare tra maschi…». Sandra Zampa è vice presidente del Partito democratico. Con lei, deputata alla seconda legislatura, discutiamo delle tensioni che si sono determinate nel gruppo Pd al Senato, dell`autosospensione di quattordici senatori democrat, del caso Chiti e della vicenda Mineo.

Volano espressioni forti: lealtà, slealtà, arroganza, epurazione. Era possibile evitare tutto questo? È ancora possibile fare macchina indietro?

«Non mi pare che ciò che accade corrisponda a quanto ci hanno chiesto gli elettori con il voto del 25 maggio. Lo dico a entrambe le parti. Non considero un segno di forza mettere veti, dare ultimatum, pronunciare aut-aut…»

A chi si riferisce onorevole Zampa?

«Voglio evitare di aggiungere benzina alle fiamme. Dico solo che mi piaceva il Renzi che all`indomani dello straordinario risultato del Partito democratico spiegava che quella vittoria era stata conseguita per merito di tutti e rappresentava un premio per tutti coloro che si sono impegnati in campagna elettorale, al di là delle componenti e delle appartenenze».

I cosiddetti senatori dissidenti lamentano metodi sbrigativi e parlano di controriforma del Senato.

«Serve responsabilità da parte di tutti. Non mi piace che non ci sia un confronto franco. Fin dall`inizio ho auspicato una trattativa approfondita tra tutti noi, magari estenuante, nel merito delle riforme. Dico tra tutti noi perché questo tema riguarda anche i deputati e non può interessare soltanto i senatori…».

La riforma del bicameralismo dovrà passare al vaglio della Camera infatti…

«Il provvedimento di riforma arriverà anche a Montecitorio e non c`è bisogno di ricordare nuovamente che quel testo riguarda un pezzo fondamentale della nostra architettura istituzionale e costituzionale. E che, appunto per questo, il confronto tra noi e in Parlamento deve essere ampio e serrato. Parliamo della nostra democrazia e non si può scherzare considerando che progettiamo per i decenni a venire. Io vorrei rammentare la serietà e il travaglio con cui l`Assemblea costituente varò la Carta fondamentale della Repubblica. Anche lì ci furono scontri e rotture. Ma il risultato raggiunto, con le mediazioni alte che si determinarono, sta lì a ricordarci che non dobbiamo temere risse e dissensi se questi servono a trovare la strada migliore…».

Ecco, secondo i critici si va verso una soluzione pasticciata e non si imbocca la via migliore….

«Ribadisco che secondo me sarebbe stato meglio iniziare discutendo tutti assieme il progetto. Detto questo, tuttavia, se il nodo è tra Senato elettivo e non elettivo una scelta alla fine va fatta e va resa chiara, ed evidente nelle sue motivazioni, al Paese, alla nostra base e ai nostri elettori. La rotta dev`essere spiegata ai cittadini, partecipata e condivisa con loro. Secondo me tutto questo ancora non è avvenuto..».

Anche perché, forse, la gente si attende innanzitutto risposte immediate sul piano economico…

«Comprendo che i cittadini possano vivere come poco interessante la riforma del Senato perché fanno i conti con problemi quotidiani drammatici e pesanti. Molti di loro, magari, pensano che le istituzioni siano solo un peso. È anche questo, tra l`altro, il risultato di decenni di cattiva politica e di arroccamento dei partiti, dati di fatto che hanno impedito la partecipazione. Forse, lo ripeto, bisognava iniziare in modo diverso, senza dare l`impressione che c`era un accordo tra il governo e Berlusconi che calava dall`alto. Ritengo giusto, tra l`altro, che il Parlamento giochi un ruolo centrale nel percorso delle riforme. Ormai, però, siamo ad un tornante diverso».

Giusta o sbagliata, quindi, la posizione dei senatori democratici che si sono autosospesi?

«Devo premettere che tra di loro ci sono persone alle quali sono legata da profonda amicizia e stima. Detto questo. Una volta fatta la scelta del Senato non elettivo credo che ad un certo punto, di fronte alla volontà della maggioranza, ci si possa al limite dimettere ma non si possa impedire con il proprio voto che il progetto vada avanti. Un gruppo parlamentare, dove si sta assieme, alla fine decide a maggioranza. Questo implica tutta la gamma delle conseguenze. Anche quella che si possa andare via, naturalmente. Non me la auguro, tutt`altro. E rispetto alle tensioni che si registrano auspico con forza un supplemento di confronto».

Ma lei condivide il progetto di riforma del Senato promosso dal governo?

«Avendo partecipato con passione ad una stagione politica esaltante che ebbe protagonista Romano Prodi, voglio ricordare che il progetto dell`Ulivo prevedeva il superamento del Senato e la sua trasformazione nella Camera delle autonomie».

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abc last giu 14, 2014 Categorie: Media ,Sui mass media

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