La ricerca scientifica è strumento indispensabile per la democrazia, l’equità sociale e la pace

Intervento di saluto di Sandra Zampa al “XXIII International Echo Meeting” tenutosi a Parma il 18-20 giugno 2015

Autorità, gentili ospiti, grazie per la vostra bella iniziativa e per l’invito rivoltomi in qualità di vicepresidente della Commissione infanzia, a portare un saluto ai vostri lavori. Il tema proposto oggi interpella le coscienze, l’etica, le istituzioni e la politica. Interpella l’umanità.

Pace, sicurezza, giustizia sociale, parità di accesso all’istruzione, alle cure, alla casa, all’informazione… sono diritti inalienabili dell’uomo, legati e connessi tra loro in modo indissolubile.

Non vi sarà costruzione duratura della pace senza che si sia sconfitta la povertà che resta una delle cause più drammatiche di conflitti, migrazioni, malattia, condizione di imparità tra gli uomini che abitano tutti lo stesso pianeta.

Non saremo mai sicuri fino a quando non avremo raggiunto l’obiettivo di una convivenza pacifica. E a nulla servirà rinchiudersi in mondi sempre più piccoli se attorno a noi non vi sarà pace e democrazia e giustizia sociale.

Recentemente a Roma si è svolta la Conferenza annuale sul ruolo delle nuove tecnologie e della scienza nei processi di riduzione della povertà, organizzata dalla Fondazione per la Collaborazione tra i Popoli del Presidente Romano Prodi. In quella occasione autorevoli relatori hanno ribadito il ruolo strategico che le nuove tecnologie e dunque la ricerca e la scienza, in generale, svolgono nella lotta alla povertà e nella realizzazione di società più coese,consapevoli, solidali.

La Ricerca e le applicazioni tecnologiche, il progresso della conoscenza scientifica, hanno da sempre rappresentato uno strumento potente per lo sviluppo economico e sociale e ancora oggi possono svolgere una funzione strategica nella riduzione della povertà in vaste aeree del mondo. Anche le tecnologie più semplici possono fare una certa differenza nella riduzione della povertà e favorire, in modo efficace, l’accesso ai beni primari. Ma saremmo ciechi e sprovveduti se non fossimo capaci di comprendere che il problema non riguarda solo i paesi in via di sviluppo, ma riguarda tutti noi. Non solo perchè abitiamo lo stesso pianeta e condividiamo lo stesso mare, non solo perchè non esiste, non deve e non può esistere una barriera capace di contenere donne, uomini e bambini che fuggono da guerre e carestie, malattie e fame, ma perchè nessuno di noi, nessun paese, come la recente e grave crisi economica e finanziaria ci ha dimostrato, può pensare di essere esente da rischi. Nessun uomo è un’isola, No Man Is an Island, così scriveva John Donne ed è vero, tanto più vero oggi. La globalizzazione ci ha portato il mondo a casa e la nostra casa nel mondo: nostra aspirazione, nostro dovere è di opporci alla  “globalizzazione dell’indifferenza”, così come il Santo Padre ci ha esortato a fare.

Ricerca e Assistenza medica sono strumenti di costruzione di pace nel mondo. Lo testimoniano le innumerevoli e preziose esperienze di volontariato, laico e religioso, che si realizzano nei paesi più poveri e a maggiore rischio. Ma non possiamo trascurare di menzionare le associazioni di volontariato che, pur non allontanandosi dal proprio territorio nazionale, accolgono e assistono chi è straniero e ammalato, ma non per questo privato del suo diritto alle cure. E nemmeno possiamo dimenticare le grandi esperienze istituzionali che coinvolgono le organizzazioni mondiali per lo sviluppo e la sanità. La Ricerca ci mette nelle condizione di sapere, di sapere di più e meglio e quindi di curare di più e meglio.

Il tema delle cure per i minori richiede una attenzione del tutto particolare. La nostra legislazione concede autonomia alle Regioni rispetto all’accoglienza dei minori stranieri ammalati e la nostra Regione è tra quelle che, nonostante la crisi economica, ha mantenuto il piano di accoglienza. Tuttavia restano difficoltà e vuoti legislativi che andranno colmati: mi riferisco, ad esempio, al fine vita dei piccoli pazienti stranieri che non sono nelle condizioni di fare ritorno a casa. E’ un tema vasto e delicato che andrà affrontato con il concorso di tutte le realtà e il concorso del pubblico e privato uniti.

Il crescente fenomeno della povertà che insiste in modo preoccupante nel nostro Paese dove ogni 7 bambini uno nasce in condizione di povertà ci mette dinnanzi a situazioni che pensavamo oramai appartenenti al passato. Un bambino povero non avrà garantite le visite specialistiche e forse nemmeno quello ordinarie: non farà sport, non avrà un’alimentazione adeguata e quindi il suo viluppo psico motorio è a rischio. Rischierà malattie croniche che peseranno sul sistema sanitario nazionale. Ma, soprattutto, rischia l’emarginazione mentre si candida a restare povero una volta raggiunta l’età adulta. Tutto questo pesa e deve pesare sulle nostre coscienze e esige al più presto una risposta sul piano politico. Per questa ragione ho fortemente richiamato il governo sulla necessità di giungere presto ad un nuovo Piano nazionale per l’Infanzia che tenga conto di queste nuove gravi emergenze, anche di carattere sanitario. Un Piano nazionale che goda di fondi stanziati in modo adeguato e mirato a risolvere questo come altri gravi problemi che oggi gravano sulla nostra infanzia.

Non mi resta che augurare a tutti voi un buon lavoro ricordando ancora una volta che la Ricerca scientifica che ci mettae nelle condizioni di migliorare la vita delle persone, è strumento prezioso per la realizzazione piena della democrazia, dell’equità sociale e della pacifica convivenza.
Buon lavoro a tutti voi.

Sandra Zampa
Vice presidente della Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza

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