Ragazzi in Rete

Ragazzi in Rete

Intervista a Sandra Zampa su Filo Diretto: “Ragazzi in Rete” del 3 dicembre 2012

Gli studenti del Liceo Scientifico Statale Enrico Fermi di Cosenza, in visita a Montecitorio, hanno intervistato Sandra Zampa sul tema: “FaceBook e la libertà di parola”.

Quali misure ha il legislatore allo studio per cercare di contemperare la libertà di espressione con il diritto alla Privacy ?

“La Commissione Bicamerale per l’Infanzia ha realizzato una importantissima indagine conoscitiva per capire cosa sta succedendo sui nuovi media e cosa può fare il legislatore per tutelare i minorenni che si affacciano alla Rete.
La cosa che più ci è stata richiesta è di individuare strumenti per contrastare il furto di identità. Fino ad ora veniva punito il reato che veniva commesso dopo aver rubato l’identità digitale, ora anche il furto dell’identità stessa è un reato. Questa è una norma che il parlamento ha appena approvato questo ottobre. Cambierà molto radicalmente le cose.”

Sono sufficienti le norme sulla tutela della privacy ?

“Le norme della privacy sono non solo sufficienti ma anche delle buone norme. Il problema è che vengono applicate in un modo piuttosto blando. Se in passato si commetteva un reato a sfondo sessuale, anche non gravissimo, come una fotografia, questa restava nelle mani di chi le aveva scattate, oggi questa immagine digitale può finire ovunque. Questo significa che abbiamo continuamente la necessità di aggiornare le nostre norme e, al contempo, di colpire davvero chi commette reati attraverso le nuove tecnologie.”

I social network sono diventati uno strumento per adescare i minorenni. Quali dovrebbero essere le norme per tentare di tutelare questi ultimi ?

“La cosa più importante che abbiamo fatto è stato di riconoscere il reato di grooming. E’ un verbo inglese che significa curare. Chi commette il reato di grooming cura la vittima, la segue, la adesca. Questo reato è stato finalmente riconosciuto e finalmente chi adesca una persona di età minore (voglio ricordare che in base alla Convenzione di New York questi sono tutti coloro che hanno da 18 anni in giù) commette un reato e viene punito in maniera molto severa con carcere da tre a sei anni.”

“Ci sono molti modi di riconoscere il grooming, e alla nostra polizia postale viene affidato il compito di fare quello che una volta si faceva per strada, cioè di circolare sulla Rete e cercare di capire cosa sta succedendo individuando le eventuali minacce per i nostri giovani.”

Chi e come dovrebbe intervenire per applicare un filtro a quella che è la libertà di espressione sul web ?

“L’esperienza  e le indagini della Polizia Postale (il cui lavoro eccellente è riconosciuto per la sua qualità sono riconosciute in tutta Europa e nel mondo) ci dimostrano che ogni volta che si cerca di comprimere le libertà di espressione in Rete, una rete nata al contrario come uno spazio di assoluta libertà, si raggiunge sempre un risultato contrario. Questo non significa che non si possa operare per una rete più sicura. Occorre che chi può, come la Polizia Postale, sorvegli e navighi sulla rete cercando di individuare luoghi dove si sta consumando qualcosa di illecito. La rete si ribella alla coercizione e produce esattamente il contrario, per cui occorre educare.”

E’ davvero possibile applicare un filtro su Internet per salvaguardare i minorenni dalle minacce sul web ?

Diverso è il problema dei filtri: ci sono filtri che possono essere utilizzati, per esempio il cosiddetto parental control, che possono essere attivati con facilità sul computer.

E’ una materia su cui si può lavorare in Europa e in Parlamento ?

“L’Europa sta lavorando molto su questi punti, ci sono state circolari, ci sono  istituiti osservatori che ci richiamano alla necessità di operare. Occorre che tutta l’Europa si muova in armonia su questo tema.”

Se fosse possibile applicare questo filtro, di che tipo di filtro si tratterebbe e quali autorità sono deputate ad intervenire nel caso in cui si verifichi un illecito utilizzo ?

“Quando un giovane o i suoi familiari si rendono conto che ci sono situazioni e spazi pericolosi in cui si tende a costruire trappole, luoghi illeciti ed adescamenti si può e si deve rivolgersi alla magistratura, perché intervenga immediatamente. E’ sufficiente andare in un ufficio di polizia giudiziaria e fare la denuncia e tutto poi procede in automatico.”

Se l’ingiuria o la diffamazione provengono da una pagina web e non da un profilo privato, come si può rintracciare il gestore e di conseguenza il responsabile ?

“La Polizia Postale ci dice che si possono rintracciare almeno il 99% degli autori delle ingiurie o delle diffamazioni che avvengono tramite pagine web o profili privati. Occorre una vera organizzazione criminale o un hacker con una grande capacità tecnologica per nascondersi efficacemente ed agire sulla Rete in modo illecito.”

La scuola in che modo potrebbe intervenire per salvaguardare la privacy dei minorenni ? Polizia ed enti locali in che modo potrebbero collaborare ?

“La scuola è un luogo importante ma non possiamo scaricare sule spalle degli insegnanti ogni giorno un compito in più. Ma vorrei dire ai giovani che ascoltano: nelle scuole americane si sta insegnando ai ragazzi una cosa che Zuckenberg, l’inventore di Facebook, ha insegnato: chi scrive in Internet non scrive con la matita, non si cancella più quello che ha scritto ma resta nella memoria e quando i giovani americani di talento una volta cresciuti cercano impiego e si rivolgono ad aziende per incarichi di alto livello, viene ricostruito il loro passato e vengono rintracciate le cose che hanno detto e scritto magari per scherzo e queste cose hanno un peso specifico nella decisione dell’azienda se assumere o meno quella persona. Nelle nostre scuole dovremmo iniziare a fare lo stesso. Dovrebbe esserci almeno ogni mese o ogni 15 giorni una o due ore in cui esperti insegnano ai giovani che cos’e’ la rete, che restano le tracce, cos’e’ la buona educazione in Rete, quali sono i pericoli cui vanno incontro ma credo molto, molto, molto nell’educazione e nella capacità dei giovani di essere educati in rete. Così scopriranno il meglio ed eviteranno a loro stessi ed ai loro fratellini piccoli il peggio.

Quando un giovane o i suoi familiari si rendono conto che ci sono situazioni e spazi pericolosi in cui si tende a costruire trappole, luoghi illeciti ed adescamenti si può e si deve rivolgersi alla magistratura, perchè intervenga immediatamente. E’ sufficiente andare in un ufficio di polizia giudiziaria e fare la denuncia e tutto poi procede in automatico.

La Polizia Postale ci dice che si possono rintracciare almeno il 99% degli autori delle ingiurie o delle diffamazioni che avvengono tramite pagine web o profili privati. Occorre una vera organizzazione criminale o un hacker con una grande capacità tecnologica per nascondersi efficacemente ed agire sulla Rete in modo illecito.

La scuola è un luogo importante ma non possiamo scaricare sule spalle degli insegnanti ogni giorno un compito in più. Ma vorrei dire ai giovani che ascoltano: nelle scuole americane si sta insegnando ai ragazzi una cosa che Zuckenberg, l’inventore di Facebook, ha insegnato: chi scrive in Internet non scrive con la matita, non si cancella più quello ceh ha scritto ma resta nella memoria e quando i giovani americani di talento una volta cresciuti cercano impiego e si rivolgono ad aziende per incarichi di alto livello, viene ricostruito il loro passato e vengono rintracciate le cose che hanno detto e scritto magari per scherzo e queste cose hanno un peso specifico nella decisione dell’azienda se assumere o meno quella persona. Nelle nostre scuole dovremmo iniziare a fare lo stesso. Dovrebe esserci almeno ogni mese o ogni 15 giorni una o due ore in cui esperti insegnano ai giovani che cos’e’ la rete, che restano le tracce, cos’e’ la buona educazione in Rete, quali sono i pericoli cui vanno incontro ma credo molto molto, molto nell’educazione e nella capacità dei givoani di essere educati in rete. Così scopriranno il meglio ed eviteranno a loro stessi ed ai loro fratellini piccoli il peggio.”

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