L’italia ha ratificato la Convenzione di Lanzarote, ora tuteliamo i minori che si affacciano ai nuovi media

set 22, 2012 Categorie: Media ,Sui mass media

Su teenager e social network uno scandaglio per capire

Articolo di Sandra Zampa su Il Sole 24 Ore del 22 settembre 2012

L’esasperante ‘ping-pong‘ tra Camera e Senato che ha causato tre anni di ritardo nella ratifica della Convenzione di Lanzarote non cancella le buone ragioni per cui il nostro Paese puo’ dirsene fiero.

L’Italia fu infatti nel 2007 (governo Prodi) non solo tra i primi paesi a sottoscrivere questo nuovo e indispensabile strumento per la protezione dei minori contro lo sfruttamento e l’abuso sessuale, ma fu anche tra i maggiori contribuenti (con una cinquantina di articoli) alla sua stesura.

I punti di forza della Convenzione che prende il nome dal luogo ove venne adottata, consistono certamente nella introduzione di due nuove fattispecie di reato, l’adescamento dei minori (grooming) e l’istigazione a pratiche di pedofilia e di pedopornografia. Ma anche nella possibilita’ di muoversi a livello internazionale senza legare le mani alla polizia postale impedendole di intervenire su reati messi in atto in paesi che non li riconoscono come tali.

Ma la velocita’ e la dimensione davvero globale con cui le nuove tecnologie o i nuovi media si evolvono e vengono proposti sul mercato, offrendo nuovi servizi e “spazi” aperti e accessibili a tutti,  mettono noi e soprattutto i piu’ giovani, gli adolescenti, le bambine e i bambine,  difronte a nuove sfide. La nuova frontiera oggi e’ rappresentata dai ‘social network’,  attraverso i quali i piccoli navigatori espertissimi dal punto di vista tecnologico tanto da farci sentire a volte come gli ‘antenati’ dei famosi fumetti, se ne vanno in giro senza limiti per il mondo.

Le battaglie che la polizia postale italiana ha combattuto fino ad oggi sono sacrosante e hanno dato grandi risultati. Dal 1998 al 2012 sono stati chiusi 179 siti pedopornografici e sono state denunciate oltre 7500 persone. Ora con la Convenzione il loro lavoro potra’ marciare ancora piu’ spedito. Ma se fino a qualche tempo fa il luogo del “pescaggio” (fishing) delle piccole vittime era Internet, ora il nuovo pericolo puo’ sbucare fuori dai “social network”.

Proprio due giorni fa, in un’audizione alla Commissione trasporti, il direttore della Polizia postale, Antonio Apruzzese, ha spiegato che ‘blog e chat sono diventate preistoria‘ e che la ‘lotta si e’ spostata su fronti di cui non si possiedono le chiavi di accesso”.

Dobbiamo avere l’intelligenza e l’umilta’ di ammettere che nell’inseguimento del progresso tecnologico non possiamo che essere sconfitti. Magari di poco ma arriveremo sempre dopo.  Che fare dunque per proteggere i nostri giovanissimi, spericolati navigatori ai quali il piu’ delle volte siamo noi a regalare la navicella su cui prendere il largo (non esiste piu’ cellulare che non abbia l’accesso a Internet e ai social network)?

Certamente servono le leggi, i controlli, gli oscuramenti ma, soprattutto, e’ tempo di avviare una massiccia azione in positivo che insegni ai piu’ piccoli che in quel mondo enorme in cui navigano ci sono ‘buoni’ ma anche ‘cattivi’, che certi segnali non vanno trascurati e segnalati subito. Devono avere confidenza con i genitori e con gli insegnanti e raccontare loro che cosa e chi incontrano.

Dobbiamo istruirli come si fa o si faceva un tempo quando cominciavi ad uscire solo o sola di casa per andare a scuola, a casa degli amici o a fare qualche piccola spesa. Occorre inoltre una seria e massiccia formazione degli insegnanti: non e’ concepibile che un bambino o una bambina raggiungano luoghi irrangiungibili ai loro educatori. Specie se vogliono insegnare quanta disinformazione circola e quanto utile possa essere sapere individuare fonti corrette di conoscenza.

Adolescenti e giovanissimi devono essere informati a scuola -come avviene in America- che le cose scritte e diffuse su Internet e nei social network (Fb in testa) restano nel tempo, vengono talora (sempre piu’ spesso) rintracciate dalle aziende che ne tengono conto quando sono alle prese con nuove assunzioni.

Diciamo cosi’, occhio ragazzi! E’ un mondo bellissimo di cui e’ bene godersi il meglio ed evitare il cattivo. Da qualche mese giace alla Camera una mozione firmata da esponenti di tutti i gruppi presenti nella Bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza dove, lo scorso anno, e’ stata condotta una approfondita indagine conoscitiva sui minori e i nuovi media. Sarebbe auspicabile che questo documento, che chiama in causa tutte le principali agenzie educative oltre alla famiglia e alla Rai, arrivasse in aula per avviare una discussione ampia e seria come fu quella che l’Italia seppe affrontare in vista di Lanzarote nel 2007.

On. Sandra Zampa (capogruppo PD Commissione Infanzia e adolescenza)

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