La lezione di vita delle partigiane e dei partigiani sia ascoltata oggi con lo stesso coraggio

Intervento di Sandra Zampa a: “e venne la pace – insieme a Villa Spada per ricordare la fine della guerra in Europa” a Bologna il 10 maggio 2015

Autorità, Associazioni Partigiane, Cari Amici, Cari Compagni, Carissimi, considero un onore grandissimo l’invito che mi è stato rivolto ad essere qui con voi oggi.

Settanta anni dopo la Liberazione siamo qui a ricordare insieme i giorni che hanno fatto nuova l’Italia e l’Europa. Quando la libertà ha percorso le nostre contrade ed è finita l’oppressione, è finita la guerra, è venuta finalmente la pace, è nata la Repubblica, è nata la Costituzione, si è costruita la democrazia e si sono messe le fondamenta dell’Unione Europea. In pochi mesi, nell’arco di due anni è cambiata la nostra vita. Grande era la gioia, allora, si fece festa e si sapeva che la nuova storia portava con sé il sacrificio di molti.

Siamo qui insieme a ricordare le donne e gli uomini, i giovani che hanno cambiato il corso della nostra storia. Hanno pagato un prezzo altissimo, molti non hanno visto l’alba del nuovo giorno. Un nome per tutti: Irma Bandiera. Staffetta partigiana, fu catturata, torturata, non parlò. Le fu conferita la Medaglia d’oro al valore Militare alla Memoria. E insieme con lei Nella, Lina e Jole Baroncini con la madre Teresa Benini. Il Monumento alle centoventotto Partigiane cadute nella Provincia di Bologna è un messaggio che vive nel tempo: le donne c’erano, sono state protagoniste, hanno dato la vita per una storia nuova.

In quei mesi lo spartiacque tra civiltà e barbarie attraversò le coscienze e quella giovane generazione compì la scelta. Erano persone di ogni condizione sociale, furono un popolo resistente. Noi siamo figli di quella scelta e ogni giorno ci dobbiamo interrogare se la nostra responsabilità oggi sia all’altezza morale di quella decisione. Nella Resistenza e nella lotta per la libertà c’era il sogno di un mondo nuovo guidato dai valori della libertà, della dignità della persona, della giustizia, dell’uguaglianza, della solidarietà, della pace. Questi valori sono scritti nella Costituzione, sono quanto rimaneva in piedi, come disse Giuseppe Dossetti, dopo la tragedia della guerra e le macerie materiali e morali che ricoprivano l’Europa.

Furono mesi, anni decisivi. Anni costituenti. A mettere quelle fondamenta ci furono anche le donne: partecipi della Resistenza, per la prima volta al voto, scelsero la Repubblica. Dopo secoli di silenzio e di marginalità erano finalmente protagoniste della storia. Lo saranno poi negli anni a venire, protagoniste della vita sociale, civile e politica dell’Italia e dell’Europa. Con grandi lotte per la parità nel lavoro, oggi non ancora del tutto realizzata, nella famiglia, nelle istituzioni. Ogni generazione ha la sua battaglia da vivere, per non arretrare nei diritti, per aprire strade nuove. Oggi le donne sono ai primi posti nell’istruzione e nella conoscenza ma ancora non sono presenti adeguatamente nella direzione politica delle nostre società. Ma un punto fermo è stato messo nella storia: l’Unione Europea si è costituita, sin dall’inizio, come una democrazia paritaria. Quel che il diritto ha sancito, la politica deve sapere continuamente realizzare.

Oggi che la crisi economica ha impoverito le persone, le famiglie, l’infanzia, come ha registrato il recente Rapporto sulla povertà minorile in Italia che ho curato, solo un nuovo pensiero sociale e politico può ridare speranza alla società. Questo pensiero può venire innanzitutto dalle donne, un pensiero che ridia spazio alla vita, ai valori essenziali: la dignità, l’uguaglianza, la libertà, le pari opportunità. Oggi come allora.

Ciò che siamo diventati grazie al sacrificio dei partigiani, è oggi tutto nelle nostre mani: la democrazia, il senso della comune convivenza, la fiducia nella politica e nelle istituzioni. Si tratta di beni essenziali senza i quali tutto è più difficile, più povero, più degradato. Dobbiamo ammettere che settanta anni dopo sembrano indebolite le fondamenta della costruzione democratica che allora erano state poste. Sappiamo bene da dove dobbiamo ripartire: dalla solidarietà, non dall’egoismo, dal sentirci legati gli uni agli altri da un destino comune, non individui in competizione con gli altri, dalla partecipazione dei cittadini alla vita pubblica, non da sudditi che si disinteressano dell’esercizio del potere. Non dite, ci ammonisce ancora oggi Giacomo Ulivi, che siete scoraggiati, che non ne volete più sapere. “Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere”. Molto è costato allora uscire dalla dittatura, dalla violenza, dalla cancellazione dei valori umani. Tocca a noi, oggi, far vivere con forza i valori della vita, della democrazia, della pace.

Mentre si ricostruiva l’Italia, si costruì in quegli anni l’Unione Europea, un fatto incredibile. Si univano insieme per uno stesso progetto di pace i popoli che si erano combattuti e distrutti nella guerra. L’Unione Europea è cresciuta, si è allargata, ha dovuto affrontare ancora atroci conflitti come nei Balcani, e ancora vi sono conflitti sui confini come in Ucraina. L’Europa resta nel mondo un grande interlocutore per l’affermazione del diritto e della pace, ma deve sapere affrontare con coraggio e lungimiranza le nuove sfide: la sfida del Mediterraneo, una sfida politica non militare. La sfida del Medio Oriente e del Nord Africa, che ci riguarda, nel grande confronto culturale e politico con i Paesi dell’Islam. E’ il mondo nuovo che deve essere costruito con relazioni pacifiche, umane, culturali, sociali, economiche e soprattutto politiche.

Ogni generazione ha il suo compito. Noi oggi abbiamo questo. Partendo dal riconoscimento della dignità di ogni persona, indipendentemente della sua condizione, dal colore della sua pelle. Ma l’Europa saprà essere all’altezza del suo ruolo se tutti noi ci sentiremo cittadini europei, non chiusi e impauriti come in una fortezza, per altro fragile, ma aperti al mondo. Che cosa sceglierebbero oggi i partigiani di allora? che cosa direbbero oggi le donne che allora rischiarono tutto per aprire all’umanità un nuovo orizzonte? Noi sappiamo che cosa ci direbbero. Ci hanno consegnato la Costituzione. Noi vogliamo raccogliere tutta intera la responsabilità che oggi qui ci viene consegnata dalla memoria che stiamo rivivendo. La nostra personale responsabilità di cittadini italiani ed europei, protagonisti di un sogno oggi più attuale che mai.

Carissimi, tutti noi,  voi raccogliete questa eredità. Gli studenti e i giovani in primo luogo. Sono, siete studenti italiani, studenti europei. Avete la doppia cittadinanza cui, negli anni della sua presidenza, ci invitò ad aderire Carlo Azeglio Ciampi. Sempre di più conoscerete il mondo, viaggerete e vivrete nel mondo, nei vari continenti, incontrerete altri popoli e nuovi amici di culture diverse, e che cosa sarà necessario che portiate con voi, se non l’apertura verso gli altri, il desiderio di condividere con loro pace, sicurezza, prosperità, di scambiare con loro cultura e pensieri. La scuola è il luogo dove imparate tutto questo, imparate soprattutto ad essere cittadini, a costruire un’umanità migliore.

Educare alla pace, ecco la lezione di vita che ci viene consegnata settanta anni dopo, accanto a questo monumento. E ricordare, ricordare, ricordare. Ecco perché lo voglio fare richiamando i nomi delle donne che andarono a viso aperto contro il nazifascismo dando vita il 16 aprile 1945 a una manifestazione nella città di Bologna, ancora occupata. Una pagina della storia rievocata da “Resistenza”, periodico dell’Anpi bolognese. “Basta alla guerra” stava scritto sui cartelli  che levavano in alto. Un manifesto per il futuro. I loro nomi: Penelope Veronesi, Aldelfa Armaroli, Antonietta Stracciari, Bruna Bettini, Fiana Franceschi, Vittorina Tarozzi, Paola “Maria” Mantovani, Anita Frontini, Ancilla Bergonzoni, Ida Benazzi, Lina Zanardi, Maria Bernini, Ilde Pezzoli, Lina Magri, Carmen Bizzarri, Natalina Grazia, Virginia Biavati, Olga Maldini Zanasi. E tante altre.

Possa la lezione di vita di tutte loro essere ascoltata con lo stesso coraggio e la stessa capacità di guardare lontano.

Sandra Zampa

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abc last mag 10, 2015 Categorie: Documenti
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