No alla 1360. No all’equiparazione tra partigiani della Resistenza e miliziani della Repubblica di Salò!

partigiani - i veri patrioti

partigiani - i veri patrioti

Care amiche e cari amici, vi invito a sottoscrivere ed a diffondere la proposta di legge promossa da Articolo 21 che trovate qui:

No all’equiparazione tra partigiani della Resistenza e miliziani della Repubblica di Salò

Fatela circolare tra i vostri contatti.

Il successo di questa petizione non è scontato, anche se riuscissimo a raccogliere un numero enorme di adesioni. Anche su un altro piano ci si deve mobilitare: quello delle mozioni espresse dalle istituzioni, dagli organismi, dai consigli comunali, regionali, provinciali, municipali, zonali, dai consigli di facoltà, ai collegidei docenti, ai consigli di classe, alle assemblee sindacali di ogni genere di lavoratori, dai circoli culturali, dalle associazioni, alle comunità montane, come già sta avvenendo in tutta Italia. Contano molto queste mozioni perché rappresentano grandi numeri di elettori.

No all’equiparazione tra partigiani della Resistenz  e miliziani della Repubblica di Salò
PER RESPINGERE LA PROPOSTA DI LEGGE N. 1360/2008
ISTITUZIONE DELL’ORDINE DEL TRICOLORE E ADEGUAMENTO DEI TRATTAMENTI PENSIONISTICI DI GUERRA

   ESPRIMI LA TUA ADESIONE ALLA PETIZIONE POPOLARE:

http://www.articolo21.info/14/appello/no-allequiparazione-tra-partigiani-e-combattenti.html

A giugno dello scorso anno è stata presentata alla Commissione Difesa della Camera la proposta di legge n. 1360 che equipara chi faceva i rastrellamenti per conto dei nazisti a chi è stato internato nei campi di concentramento e a chi ha fatto la Resistenza, tramite l’istituzione di una onorificenza: Cavaliere dell'”Ordine del
Tricolore”.

Aderisci all’appello per fermare l’iter di approvazione di questa legge!

PETIZIONE

Dietro il milite delle Brigate nere più onesto, più in buonafede, più idealista, c’erano i rastrellamenti, le operazioni di sterminio, le camere di tortura, le deportazioni e l’Olocausto; dietro il partigiano più ignaro, più ladro, più spietato, c’era la lotta per una società pacifica e democratica, ragionevolmente giusta,  se non proprio giusta in senso assoluto, ché di queste non ce ne sono.  

Italo Calvino

   Al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano
   Al Presidente della Camera dei Deputati, On. Gianfranco Fini
   Al Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati,
On. Edmondo Cirielli
   Ai membri del Parlamento Italiano
   e, p.c.,
   Ai Deputati del Parlamento Europeo

   Lo spirito della proposta di legge n. 1360, presentata il 23 giugno
2008 e in discussione dal 12 novembre 2008 alla Commissione Difesa
della Camera dei Deputati, è contrario ai principi fondanti della
Repubblica Italiana, della Costituzione della Repubblica Italiana e
della Democrazia, affermatisi in Italia in seguito alla Resistenza e
alla Liberazione del nostro Paese dal fascismo collaborazionista con
l’esercito occupante nazista.

   I firmatari di questa petizione, condividendo le posizioni assunte
in proposito dalle Associazioni Partigiane e degli ex-Deportati,
confidando nei principi della Democrazia e nella doverosa piena
attuazione della Costituzione, facendo anche riferimento al discorso
di insediamento del Presidente della Camera On. Gianfranco Fini,
esortano il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il
Presidente della Camera dei Deputati On. Gianfranco Fini, e il
Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati On.
Edmondo Cirielli perché agli autori della proposta di legge 1360
vengano forniti gli elementi di riflessione necessari a un
ripensamento e al suo ritiro, e affinché le Istituzioni Democratiche
della Repubblica Italiana vengano tutelate dalla eventuale e non
auspicata approvazione parlamentare.

   Dopo l’Armistizio e durante la guerra di Liberazione dall’invasione
tedesca, il Governo del Regno d’Italia rifugiato nel Sud Italia era
regolarmente operante  e adempiva alle sue funzioni garantendo la
continuità legale dello Stato italiano. La Repubblica di Salò non
aveva pertanto alcuna legittimità. Da ciò deriva che i suoi aderenti,
volontari o cooptati, non possono essere assimilabili agli
appartenenti all’Esercito Italiano, né i suoi reduci possono avere, in
quanto tali, alcun riconoscimento da parte della Repubblica Italiana.

   La proposta di legge n. 1360/2008, che propone l’istituzione di un
“Ordine del Tricolore” presieduto dal Presidente della Repubblica,
nasce da un’ottica negazionista dell’evidenza della storia. Essa infatti
   – equipara i miliziani della Repubblica Sociale ai partigiani che
durante la Resistenza combatterono contro il fascismo e il nazismo,
assegnando loro indistintamente il titolo di “cavaliere”;
   – mira al riconoscimento di onore, già respinto da numerosi Decreti
Luogotenenziali dello Stato italiano fin dal 1944-’45, ai miliziani di
Salò;
   – sostiene, nel prologo, che tra il 1943 e il 1945 in Italia si
scontrarono due distinti eserciti di “pari dignità”: uno formato da
coloro che “ritennero onorevole la scelta a difesa del regime, ferito
e languente”, e un altro formato da quanti, rimasti fedeli al loro
giuramento al Governo Italiano, “maturati dalla tragedia in atto o
culturalmente consapevoli dello scontro in atto a livello planetario,
si schierarono dalla parte avversa, ‘liberatrice'”;
   – mette sullo stesso piano, confondendoli, i valori di libertà,
giustizia e democrazia per cui combatterono i partigiani e le potenze
alleate, con gli obiettivi perseguiti dai totalitarismi fascista e
nazista, i quali intendevano costruire un “Nuovo Ordine Europeo”
fondato sulla supremazia ‘razziale’, sulla discriminazione e la
riduzione in schiavitù dei popoli ritenuti inferiori e sullo sterminio
di intere comunità;
   – offende i familiari delle vittime del fascismo, che rischiano di
vedere assegnato ai loro congiunti lo stesso riconoscimento dato a
coloro che li hanno torturati e uccisi;
   – discredita gli organismi che da anni si impegnano nella ricerca
storica per mantenere viva la memoria e accrescere la coscienza di
quel passato;
   – nega dignità a quanti hanno combattuto affinché in Italia
prevalesse la democrazia contro chi insanguinava preordinatamente e
sistematicamente il Paese;
   – lede i principi ideali fondamentali e i valori umani e politici
su cui si fonda la Repubblica Italiana nata dal ripudio del fascismo.

   La “pacificazione nazionale” non può essere perseguita mettendo
sullo stesso piano la Resistenza e la Repubblica sociale, la lotta dei
partigiani per la libertà e la lotta dei repubblichini per negare la
libertà.
   I firmatari di questa petizione fanno proprie le parole di Giuliano
Vassalli, Presidente emerito della Corte Costituzionale: “Nessun
riconoscimento ai repubblichini. Erano e restano nemici dello Stato
democratico”, e auspicano che i presentatori della proposta di legge
1360 già trovino concordemente la consapevolezza della opportunità di
ritirarla.

   Redatta il 15 marzo 2009.

 

 

Patrioti impiccati dai repubblichini

Patrioti impiccati dai repubblichini

Si tratta di una proposta di legge che equipara i combattenti partigiani della Resistenza con i miliziani della Repubblica Sociale Italiana. Lo intende fare tramite l’istituzione di una onorificenza: l'”Ordine del Tricolore”. Il Capo dello Stato, in questo frangente temporale Giorgio Napolitano, dovrebbe insignire del titolo di “Cavaliere dell’Ordine del Tricolore” indistintamente agli uni e agli altri, con il conferimento di un piccolo, ma significativo anch’esso,assegno pensionistico.

Negare l’evidente e inequivocabile differenza tra i due schieramenti vuol dire negare la verità incontrovertibile, dimenticare che i partigiani, nella Resistenza, combatterono insieme agli alleati anglo-americani per sconfiggere il il fascismo e il nazismo e liberare l’Italia dai suoi occupanti, che i repubblichini pervicacemente sostennero condividendone gli orrori. La proposta di legge n. 1360 equipara quelli che facevano i rastrellamenti per conto dei nazisti a chi è stato internato nei campi di concentramento e a chi ha fatto la Resistenza. Essa esprime una convinzione negazionista della storia: disconosce infatti che la Repubblica Sociale Italiana, costituitasi il 23 settembre 1943, nacque con intenti ostili nei confronti del Governo Italiano, e dimentica quindi che, alla caduta del governo di Mussolini e del fascismo, già dal 22 luglio del 1943 in Italia era operante il nuovo governo guidato da Badoglio .

Potrei, seppur con molti sforzi, anche accettare che qualcuno possa avere l’idea che chi scelse di schierarsi con l’una o l’altra parte lo abbia potuto fare “in buona fede”. Ma dalla “buona fede” al riconoscimento onorario e al titolo di Cavaliere per chi si è chiamato fuori dallo stato italiano, e gli si è schierato contro, criminale nemico della patria, che ha fatto la guerra ai partigiani, all’esercito di liberazione, ai militari agli ordini del generale Badoglio, alle forze alleate e alle truppe che combatterono contro l’esercito nazista in ritirata, che ha fiancheggiato fino all’ultimo i nazisti e i torturatori delle popolazioni civili, proprio non riesco ad adattarmi. Insomma, è ben peggio che se la Germania decidesse oggi di assegnare un nuovo cavalierato, e la pensione!, a Goebbels, Eichmann, Rauff, Saewecke, Kesserling, … E dico questo volendo prescindere dalle mie premesse ideologiche, ma proprio guardando al succedersi dei fatti.
Considerando poi quale fu l’operato della RSI, complice attiva e spietata di Hitler & C. nelle deportazioni e nello sterminio di ebrei, e di partigiani, omosessuali, rom, politici, deportati e non, valdesi, protestanti, testimoni di Geova, di ogni genere, di ogni sesso, di ogni età, italiani e stranieri, il mio disadattamento si trasforma in sdegno, in obbrobrio. Sia per il fatto in sé, sia perché questa proposta di legge vuole intaccare le stesse basi fondanti della Repubblica Italiana, che si è fondata sulla Resistenza contro ciò e sulla costruzione della Democrazia. Possibile che questi sentimenti non sfiorino i presentatori della proposta di legge n. 1360? Ovunque nel mondo una proposta di legge del genere verrebbe respinta sul nascere, tra la derisione comune e la fermezza della democrazia. E invece le cose, a me sembra, qui stanno diversamente.

Questa proposta di legge n. 1360 nasce con l’intento di vincere, di superare gli ambiti della Commissione Difesa della Camera dei Deputati presso la quale è in discussione dal 12 novembre 2008, per essere presentata e andare trionfalmente al voto in Parlamento:    – cominciamo dai firmatari della proposta di legge n. 1360: tra quei quarantadue nomi spicca quello di DE CORATO che, a prescindere dalla sua collocazione partitica e parlamentare, è il vice Sindaco della più grande città d’Italia insignita della Medaglia d’Oro della Resistenza: Milano. Cosa vuol dire? Che il vice Sindaco di Milano intende portare a sostegno della proposta di legge n. 1360 di cui è firmatario tutta l’enormità quantitativa (e i numeri contano in democrazia, spesso più delle idee) di voti che ha determinato la maggioranza amministrativa nella “capitale morale ed economica” del Paese;
  – continuiamo con i firmatari della proposta di legge n. 1360: quei quarantadue nomi appartengono a diversi schieramenti politici. Cosa vuol dire? Che c’è una sorta di trasversalità politica unificata (consapevole o no) sul tema della negazione della storia e della esaltazione del tradimento e della violenza;
   – proposte politiche del genere si erano già viste in precedenti legislature, ma non erano mai state così articolate, e sembravano frutto di dilettantismo strategico a fronte di questa, tanto che sono tutte cadute nel vuoto. Questa volta la proposta di legge n. 1360 è stata presentata all’inizio della legislatura. Cosa vuol dire? Che i suoi firmatari hanno deciso di darsi quanto più tempo possibile, cinque anni, per portarla al voto in Parlamento.

Questa proposta di legge n. 1360 potrebbe davvero diventare legge: si tratterebbe di un punto di non ritorno nella storia della democrazia italiana. Per cercare di evitare questo rischio bisognerà che ci sia un impegno di vigilanza, di attenzione, alto, costante, fino all’ultimo momento dell’esistenza di questa legislatura.

I media sembrano non essersene accorti, né i partiti, né i parlamentari: il silenzio è quasi assoluto. La rassegna stampa di quanto è stato pubblicato è scarna, nella maggioranza dei casi distante dal problema. Più sensibile è la rete che in parecchi blog e in facebook ospita interventi di diverse corposità. E’ necessario informare i cittadini, i parlamentari, i partiti, le associazioni, le istituzioni in primo luogo, tutto il Paese insomma, di quanto sta succedendo sotto il suo naso.

Ed ecco la decisione di far partire una petizione, una raccolta di firme che tenti di bloccare l’iter della proposta di legge n. 1360. Di fronte a tanto sistematico, lucido cinismo anti-istituzionale, anti-repubblicano ed eversivo questa petizione dovrà raccogliere un numero enorme di firme perché possa avere un senso reale.

Difendere il Tricolore Repubblicano, Democratico e Antifascista. Il Tricolore è l’emblema della Liberazione, della Costituzione e della Democrazia, e non può essere confuso con quello di chi ha seminato terrore, razzismo e morte negando ogni libertà

I fascisti di Salò hanno levato le armi a sostegno dei nazisti occupanti contro la Patria. Questa è una realtà storica che nessuno può rivedere o negare. Se questa proposta di legge dovesse avere l’approvazione del Parlamento, verrebbero intaccati i fondamenti su cui si basa la nostra democrazia. E’ dovere morale, oltre che politico, di tutti i cittadini della nostra Repubblica prendersi cura delle sorti della propria Patria, impedendo, con la determinazione delle Leggi e la fermezza della Democrazia, che questa provocazione insensata possa giungere in Parlamento.

Io credo che si debba iniziare daccapo, rigenerare il clima unitario che si era determinato nella Resistenza cui parteciparono tutti i colori dell’antifascismo, liberali, comunisti, cattolici, socialisti, anarchici, monarchici, indipendenti, bianchi, rossi, azzurri, cattolici, musulmani, protestanti, ebrei, rom, popolani, aristocratici, coraggiosi, paurosi, uomini, donne, civili, militari, laici, religiosi, europeisti e indipendentisti, . Si devono scuotere le coscienze democratiche intorpidite; si deve organizzare ad organizzare una iniziativa nazionale guidata da tutte le organizzazioni di partigiani, di deportati, dai sindacati, dai partiti, dalle associazioni anche più minuscole, che promuovano, e curino la tempesta di messaggi di dissenso che dovrà riversarsi innanzitutto sul Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati, e sul Presidente della Camera dei Deputati, e sul Presidente della Repubblica, e sul Parlamento Europeo.

Perché anche il Parlamento Europeo? Consideriamo per un attimo come in Europa il fascismo sia un fenomeno estraneo alle attività istituzionali e governative; consideriamo che le destre, in Spagna, in Germania, in Inghilterra, in Francia, in Olanda, ovunque insomma, non si sognano nemmeno da lontano di rifarsi ai fascismi del passato. Ve la immaginate una Merkel, o un Sarkozy, o un Gordon Brown che provassero simpatie per una proposta di legge del genere? Bisogna che anche dall’Europa vengano le espressioni del dissenso nei confronti dell’involuzione italiana. Bisogna creare un clima di isolamento nei confronti di questo cinismo antidemocratico. Tutto un percorso, cioè, di ri-creazione della cultura democratica.

Ogni cittadino italiano che abbia a cuore le sorti del suo Paese dovrebbe sollecitare gli organi collegiali (nei posti di lavoro, associazioni politiche, sindacali, culturali, ecc.) di cui fa parte e quelli rappresentativi/amministrativi (Consigli Comunali, Consigli di Zona, Consigli Provinciali, Consigli Regionali, Comunità Montane, ecc.) ad adoperarsi perché esprimano il dissenso per conto dei milioni di cittadini che essi rappresentano ed invitino il Parlamento ad avvalersi della forza delle Leggi per impedire il compimento del disegno.

Una valanga di democrazia dovrà opporsi alla proposta di legge n. 1360. Il Paese dovrà far sentire ai suoi estensori l’orgoglio repubblicano e democratico dei suoi cittadini. E bisogna fare presto però, prima che la proposta di legge arrivi in aula.

   Antonella Tiburzi

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abc last mar 18, 2009 Categorie: Parlamento ,In Parlamento
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