La spiritualità può cambiare il mondo

Aung San Suu Kyi da Papa Francesco: la spiritualità può cambiare il mondo

Articolo di Albertina Soliani e Sandra Zampa su Il Sole 24 Ore del 27 ottobre 2013

La ragione politica di Aung San Suu Kyi è la democrazia. Da conquistare nel segno della pace e per amore del suo popolo. È questo, d’altra parte, ciò che venne riconosciuto alla figlia del generale Aung San, liberatore e Padre della Patria, la Signora per il mondo e Ma Ma per il popolo birmano, quando, nel 1991, le fu assegnato il Premio Nobel. È questo che la muove ancora oggi a un impegno straordinario sotto il cui segno ha luogo la visita in Italia – la prima da quando ha riconquistato la libertà dopo gli interminabili arresti domiciliari – iniziata ieri. Aung San Suu Kyi incontrerà lunedì Papa Francesco, e i più alti rappresentanti delle istituzioni repubblicane: il presidente Napolitano, i presidenti del Senato e della Camera, Grasso e Boldrini, il capo del governo Letta e la ministra Bonino.

Ma il suo viaggio italiano la porterà a incontrare chi ha sostenuto nel tempo il suo eroico impegno. Il sindaco di Torino, Piero Fassino, che da inviato speciale dell’Unione Europea per la Birmania vigilò sull’avvio della transizione democratica in quel paese. Il sindaco di Bologna, la città che le volle assegnare la cittadinanza onoraria e il Rettore dell’Alma Mater, la più antica università del mondo occidentale, che le conferì nel 2000 la laurea ad honorem, un modo per testimoniare che il sapere è il luogo della libertà. Sarà infine a Parma per il bicentenario di Giuseppe Verdi, che affidò alla musica la passione per la libertà, e per incontrare studenti e insegnanti. D’altra parte proprio alla scuola e alla formazione dei giovani la Signora guarda come a una priorità per dare alla Birmania un futuro migliore, di pace e sviluppo.

Aung San Suu Kyi pensa al suo popolo e al suo Paese. Lo fa in termini politici essendo non solo il perno della transizione democratica e il punto di equilibrio del Paese, ma anche la garanzia del suo futuro democratico. Lo fa con la determinazione della leader che vuol concludere il cammino di cambiamento da lei stessa avviato restando agli arresti domiciliari ora dopo ora, giorno dopo giorno, per anni e anni, senza cedimenti, senza concessioni, senza compromessi. Lo fa rivolgendosi anche all’Italia così come a tutta l’Europa perché conosce il valore dell’impegno della comunità internazionale e la potenza della fratellanza dei popoli. Lo ha imparato in prima persona: “Quando seppi che mi era stato assegnato il premio Nobel – ha ricordato a Oslo una volta liberata dagli arresti – capii che il mondo non si era dimenticato della nostra battaglia”.

L’Italia, che in queste ore incontra Aung San Suu Kyi, è stata in Europa tra i paesi più impegnati a promuovere l’avvio del cammino lento e incompiuto della democrazia. Ciò è avvenuto anche grazie al lavoro in Parlamento dove è nata diversi anni fa l’Associazione Amici della Birmania. Questo lavoro deve e può continuare come è avvenuto nei giorni scorsi quando alla Camera è stata approvata una risoluzione e al Senato un ordine del giorno per chiedere che si faccia ancora un passo avanti verso il compimento della democrazia birmana.

È necessario che la Costituzione, adottata nel 2008, venga riformata cancellando i posti riservati ai militari e ogni discriminazione a cominciare dalla quella contro la stessa Aung San Suu Kyi cui il legame di parentela con cittadini stranieri le impedirebbe di candidarsi alla Presidenza in occasione delle prossime elezioni politiche del 2015.

Questo è ora l’atto politico più importante che va sostenuto poiché la Birmania chiede il cambiamento e il cambiamento comincia da qui.

Ma la visita italiana lascerà un altro segno, un vero e proprio segno dei tempi: l’incontro con Papa Francesco. Si incontrano i protagonisti spirituali, coloro che conoscono il valore del dialogo tra le religioni, e lo praticano. Aung San Suu Kyi è una di questi protagonisti per la sua capacità di contribuire al pensiero planetario per il confronto tra i popoli, le etnie, le religioni. I conflitti interreligiosi presenti in Birmania possono essere superati se, come ha detto lei stessa, si supera la paura dei buddisti e la paura dei musulmani. Lei sa come affrontare le sfide cruciali che oggi attendono il suo popolo.

Oggi i leader non devono solo avere capacità politica, credibilità e struttura morale ma anche una grande profondità spirituale. È questa che la Birmania e il mondo riconoscono alla Signora.

L’incontro con Papa Francesco è il segno della forza globale della spiritualità nel modo di oggi che si esprime nella diversità delle esperienze religiose. L’unità dei popoli, delle etnie, delle religioni è il tema cruciale del nostro tempo.

Una nuova semina è in atto nella storia umana. E nulla di meno oggi è richiesto, non solo alle chiese ma anche ai leader politici.

 

 

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Una replica a “La spiritualità può cambiare il mondo”

  1. […] ma sentirà quanto gli italiani la amino e la ammirino non solo come persona ma anche come un simbolo della più alta integrità e […]

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