La Fabbrica di Bologna ed il senso del civismo

giu 30, 2010 Categorie: Media ,Sui mass media
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FaBo

Lettera di Sandra Zampa a Il Corriere della Sera, edizione di Bologna del 29 giugno 2010

Caro Direttore, con la sua riapertura, benché in forme innovate, la “Fabbrica” non poteva non rievocare I giorni che prepararono la vittoria del centro sinistra sulla destra di Berlusconi nel 2006 e il protagonista principale di quella stagione, Romano Prodi. Nulla è più come allora.

Eppure c’è chi ha ipotizzato, sperando o temendo, un “ritorno” del Professore, magari per interposte persone. Del rischio eravamo consapevoli. Ne erano soprattutto consapevoli i“promotori“, Antonio Bagnoli, Giulia Carpinelli, Carla Falchieri,Piera Magnatti, Giovanni Mazzanti, Isabel Muratori, Paolo Rebaudengo e Alessandro Serra che ne è il portavoce. Un gruppo di bolognesi “doc” e d’importazione che si è posto al servizio della città, in vista dell’appuntamento con le urne e che si è rivolto a Giulio Santagata, inventore della fortunata formula, e a me, che l’ho conosciuta nel suo frenetico lavoro quotidiano, perché ne diventassimo i “consulenti”. Quella formula che Vendola ha saputo far propria in occasione delle elezioni regionali della Puglia comprendendone la grande portata innovativa per la comunicazione politica e che i promotori hanno innovato sia nel nome,“FaBo” (Fabbrica di Bologna), che nel prodotto.

Da lì usciranno infatti non un programma, ma idee per Bologna, più conoscenza delle condizioni e delle realtà nelle quali un’ amministrazione si trova ad operare. In sostanza, una partecipazione più consapevole alla vita di comunità. Dall’impegno dei promotori arriva un messaggio: questi devono essere i giorni della partecipazione e del civismo che non ha nulla a che fare con l’ipotesi di lista civica.

I promotori lo hanno detto con chiarezza: il prodotto di “FaBo” non sarà una lista elettorale, né l’organizzazione di un consenso a supporto di un candidato. Il civismo di cui ha bisogno Bologna oggi (e l’Italia no?) è davvero sintetizzato nella esortazione kennedyana a mettere nella vita quotidiana e nella relazione con la comunità di cui siamo parte “un po’ meno di ‘io’, un po’ più di noi”. Ma c’è un secondo e meno scontato aspetto dell’iniziativa. Ciò che rende davvero diversa “FaBo” dalla Fabbrica gialla della prima periferia bolognese, dove Prodi ha ascoltato per giorni e giorni aspirazioni, problemi e suggerimenti della società italiana e della comunità degli immigrati, è che qui il candidato alla carica monocratica non c’è.

Lo ha messo in luce, sul  quotidiano che Lei dirige, una studiosa di politologia in una riflessione sul tema, cogliendo questo aspetto come una contraddizione insanabile con le esigenze del sistema politico dopo la riforma per l’elezione diretta del sindaco. Vero. Oggi si va alle urne per scegliere il sindaco che viene eletto sulla base di un “preciso” (ma il più delle volte generico e propagandistico) programma di governo e al quale, per legge, compete la nomina e revoca dei suoi assessori. Con lui si elegge il consiglio comunale cui la legge affida ben poca voce in capitolo di scelte amministrative e di controllo. Insomma, il sindaco decide e fa un po’ quel che crede. Peccato che alla sua elezione concorrano normalmentetutte le forze politiche che lo sostengono e, sempre più frequentemente, ampie espressioni della società civile, magari associate allo scopo (nella stagione cofferatiana ne abbiamo conosciute diverse). Ed è con loro, a me pare, che il sindaco fresco di elezione, farebbe bene a mantenere saldo un
legame così come a costruirne con chi non lo ha votato. Troppo spesso è venuto meno, anche rapidamente, il rapporto tra il sindaco e la sua città, elettori compresi e, con esso, la fiducia. E’ così che si amplia la distanza tra politica e società, così che si impoverisce il progetto di governo per la città e si riduce la possibilità di successo anche dell’azione amministrativa. Una comunità si realizza nel suo insieme.

Tutta la società civile cittadina concorre a rendere forte la propria città. La politica ha limiti precisi e ha tutto l’interesse a costruire sedi e momenti di incontro tra governanti e governati e occasioni di partecipazione non “a perdere”. Lo ha scritto molto bene Dario Di Vico sulle pagine nazionali del Corriere: ‘la rivalutazione dell’ascolto, in un momento in cui la politica appare ripiegata su se stessa, e’ una novita’ da non sottovalutare. Se non vogliamo che l’astensionismo elettorale cresca, costruire un maggior raccordo tra elite e societa’ e’ una condicio sine qua non”.

Ecco perche’, da questo spazio rivolgerei un invito al futuro sindaco: a frequentare assiduamente non solo il Consiglio comunale, cui va restituito un ruolo, ma soprattutto ad ascoltare i suoi cittadini. Certo assumendo anche decisioni di governo scomode e impopolari ma nella chiarezza e nella trasparenza. A chi voglia riscoprire la saggezza e la non sopita passione civica dei bolognesi, rivolgo l’invito a partecipare ai lavori che “FaBo” dedichera’ nella serata del 29 giugno al tema dell’impresa e del lavoro.

On. Sandra Zampa

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abc last giu 30, 2010 Categorie: Media ,Sui mass media
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