Uno sguardo dentro il CIE di Bologna: va chiuso immediatamente

“Ora, dopo l’articolo di Lorenza Pleuteri, il video e il reportage fotografico di Eva Pedrelli che oggi la redazione on line di Repubblica Bologna ha messo in rete, i cittadini di Bologna potranno vedere con i propri occhi quanto denunciato dai parlamentari Pd che hanno visitato il CIE di via Mattei e comprendere fino in fondo che cosa sia il cuore di tenebra di questa città, così come il sindaco Merola lo ha definito”.

E’ quanto dichiara Sandra Zampa, candidata alla Camera per il Partito democratico che ha più volte denunciato la situazione di grave degrado in cui i trattenuti sono costretti a vivere nel CIE di Bologna.

“Solo 4 giorni fa un’equipe di Medici per i Diritti Umani è tornata dopo un anno al Centro e ha riscontrato una situazione inaccettabile: persone chiamate non con il loro nome, ma con un numero, stanze senza riscaldamento, vetri e finestre rotte, lavandini divelti, condizioni igienico sanitarie precarie. Bisogna aver il coraggio di chiamare le cose con il loro nome: i CIE sono lager, dove la dignità umana viene cancellata e dove per tirare un calcio ad un pallone, unico svago possibile, si deve avere il permesso del gestore.

Il CIE va chiuso e bocciata la proposta, seppur dettata dalla volontà di migliorare una situazione di degrado intollerabile, di investire 150.000 euro per ristrutturare una struttura che è da chiudere.

Esistono alternative al CIE, la Commissione De Mistura le ha individuate e proposte già dal 2007. Ora non è più rimandabile una soluzione che salvaguardi la dignità delle persone e che tenga conto della complessità del fenomeno migratorio.

Sandra Zampa,

candidata alla Camera per il Partito democratico

Dentro al Cie di Bologna tra freddo e sporcizia

Articolo di Lorenza Pleuteri e servizio fotografico di Eva Pedrelli su La Repubblica ed. di Bologna del 22 febbraio 2013

Carta igienica che scarseggia, centellinata. Ragazze e donne costrette a pietire gli assorbenti. Porte divelte e vetri rotti non sostituiti. Una lavatrice sola, di seconda mano, per tutti. Una struttura logora e insana, come è stato ripetutamente denunciato dalle garanti dei detenuti, dall’onorevole Pd Sandra Zampa, da associazioni e Ausl e, di recente, anche dal sindaco Virginio Merola. Il cambio di gestione al Cie, l’ex caserma di via Mattei in cui vengono rinchiusi gli stranieri non regolari da identificare e espellere, si sta facendo sentire.

Il consorzio siracusano l’Oasi si è aggiudicato l’appalto al massimo ribasso bandito da Viminale e Prefettura, accettando un rimborso quotidiano pro-capire di 28,5 euro, contro i quasi 70 del passato. Con una media di 50-55 presenze – lo hanno calcolato operatori e patronati – le entrate non bastano nemmeno a coprire le buste paga. La Prefettura è stata costretta ad anticipare i contanti per saldare gli stipendi di dicembre.

Non ci sono attività ricreative. sebbene siano previste dal capitolato, così come la fornitura di biancheria e abiti, i corsi di italiano, la prevenzione dei conflitti. A breve verrà ridotto l’orario del medico interno. Da quello che si vede, girando per le stanze, si risparmia su tutto.

La stuttura, con una capienza complessiva di 95 posti, ha un’ala del maschile inagibile, distrutta durante le azioni di rivolta. Ma anche negli spazi utilizzati, 53 letti occupati a ieri, la situazione è pesante.

Nella struttura, in una coabitazione forzata, si mescolano le persone e le storie più disparate, in una promiscuità che pesa e che non fa distinzioni.  I trattenuti, chiamati “ospiti”, denunciano condizioni di vita insopportabili e non umane.

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