L’Italia non potrà ripartire se non avrà tutelato i protagonisti del futuro, i cittadini di domani

Care amiche e amici,
troverete qui, l’invito a partecipare sabato, 24 marzo, all’incontro “Carcere e minori: riformare per rieducare alla vita” (Bologna, Sala delle Conferenze del Baraccano, ore 9.30-13.30).

Il tema dei diritti dei minori di età è certamente tra i più trascurati dall’agenda politica. Di questi bambini e adolescenti che riempiono le aule delle nostre scuole, che si appartano nei giardini delle nostre città, che abbandonano la scuola anzi tempo (ogni anno lasciano la scuola senza aver conseguito un titolo dai 40 a 50 mila ragazzi), che faticano a comunicare il loro disagio e che troppo spesso non sappiamo ascoltare, accade che ci si interessi solo quando è troppo tardi. Fanno notizia le tragedie del sabato sera, le violenze subite o arrecate, i suicidi. Si parla poco, e spesso in modo inappropriato e in luoghi non idonei, delle fatiche della loro solitudine, delle difficoltà ad inserirsi nel mondo, dei loro reali bisogni e delle loro aspettative.

Mancano nel nostro Paese vere politiche a tutela dei minori e fatica ad affermarsi una cultura dei diritti dei bambini e degli adolescenti. Non sono lontani i giorni in cui non era consentito al bambino ammalato e ricoverato di avere a fianco un genitore per tutto il tempo, senza i limiti d’orario imposti dall’ospedale e ancora oggi un bambino in rianimazione corre il rischio di morire solo, senza la presenza di un genitore. Così come ancora non sono scontati il diritto allo studio, alla casa, alla cura, alla propria opinione. Un bambino esiste in quanto figlio di qualcuno, non vede riconosciuta la sua identità di cittadino ed individuo dotato di diritti propri e dunque non è stimolato a costruirsi, poco per volta, un’identità civica, portatrice di diritti e di doveri.

Tutto poi si aggrava quando si tratta di minori di età stranieri: ci si ritrova di fronte ad un quadro sconfortante di diritti negati, di privazioni e di ingiustizia grave e diffusa.

Non ho dimenticato quando nei primi mesi del mio lavoro come deputata l’on. Roberto Cota, Lega Nord, presentava la mozione secondo la quale nessun bambino straniero, arrivato in Italia dopo il 31 dicembre, poteva essere iscritto a scuola, né l’aberrante (e anche irrealizzabile) proposta delle classi ponte, cioè separate dalle altre, per i bambini non italiani. E sono ancora gli esponenti della Lega che oggi si dichiarano pronti alle barricate per impedire che ai bambini, figli di genitori stranieri, ma nati in Italia, venga riconosciuta la cittadinanza. Una follia, come ha detto il Presidente della Repubblica Napolitano, una follia alla quale si doveva e si poteva rimediare subito, ma che ancora attende di essere risolta. Ancora più fragili, ultimi tra gli ultimi, i minori di età non accompagnati che arrivano nel nostro Paese, in fuga per fame e per violenze dalla propria casa. Le tutele normative esistono, sono certamente migliorabili, ma ciò che colpisce è l’indifferenza rispetto ai diritti di questi minori, la superficialità con cui vengono trattati, come oggi non fossero individui con diritti sanciti e come se domani non saranno individui adulti con un passato di umiliazioni e di sofferenza.

Ecco, chi sono i ragazzi minori che riempiono le nostre carceri? Quali sono i diritti negati dei ragazzi in carcere? Qual è la strada maestra che porta al loro reinserimento tra quelli che sono fuori? Perché si trovano lì, perché non sono a scuola assieme ai loro coetanei? Perché subiscono violenze e abusi e tacciono? Perché c’è ancora chi pensa che il carcere sia, per alcuni di loro, “la soluzione migliore”?

L’art. 37 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza stabilisce che: “L’arresto, la detenzione o l’imprigionamento di un fanciullo devono essere effettuati in conformità con la legge, costituire un provvedimento di ultima risorsa e avere la durata più breve possibile”. Il Consiglio d’Europa non ha fatto altro che ribadire questo principio affermando che la carcerazione non è uno strumento adatto alla risocializzazione dei minori autori di reato e che essa deve essere inflitta loro solo quando non sia possibile ricorrere a un diverso sistema di controllo o di sanzione. Nella stessa direzione va la normativa italiana sul processo penale minorile, considerata una delle punte più avanzate del mondo occidentale in tema di tutela dei diritti dei minori.

Allora cosa non va? Dove e come dobbiamo intervenire per migliorare, cambiare, riformare? Quali provvedimenti sono più urgenti? Come stanno i nostri ragazzi, i nostri bambini? Quanti di loro sono in carcere e cosa troveranno una volta fuori? Come e quanto saranno cambiati?

A questi interrogativi cercheremo di dare qualche risposta sabato 24 marzo. E forse solleveremo qualche nuovo problema, apriremo forse qualche nuova prospettiva. E non vi sembri anacronistico che in piena crisi economica e in recessione si senta il bisogno di parlare di diritti della persona e di riaffermare proprio quelli delle donne e degli uomini di domani, perché quando il nostro Paese uscirà da questa difficile situazione non potrà ricostruire davvero se non avrà tutelato i protagonisti del futuro, i cittadini di domani. Non possiamo solo far quadrare il bilancio attraverso i tagli, le riforme del mercato del lavoro. Abbiamo il dovere di consegnare un Paese che non abbia smarrito il senso della civiltà mentre era impegnato a riconquistare i mercati.

Spero partecipiate numerosi.

S.Z.

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