Lampedusa, e’ tempo di pianificare contro l’emergenza

Lampedusa, e’ tempo di pianificare contro l’emergenza

“Somalia, Eritrea, Etiopia, Gambia, Mali, Nigeria, Guinea, Senegal. Arrivano da questi Paesi (secondo quanto dichiarato all’arrivo) gli immigrati che dal 24 novembre ad oggi sono stati accolti nel Centro di Primo Soccorso e Accoglienza (CPSA) di Lampedusa.

L’ultimo sbarco, anzi gli ultimi due sbarchi sono avvenuti il 15 dicembre: 458 persone in fuga provenienti in gran parte da Eritrea ed Etiopia (ed altri paesi con numeri assai piu’ contenuti).

Di loro sono ancora all’interno del CPSA 230 persone tra uomini, donne (27) e minori non accompagnati (36) ai quali vanno aggiunti altri  sbarcati a novembre: 230 persone complessivamente. Quattordici sono le famiglie. Per il resto sono arrivati soli.

Non e’ emergenza ma i problemi sono sempre gli stessi e un numero maggiore di sbarchi, che la primavera in arrivo potrebbe portare con se’ determinerebbero un ripetersi dei problemi e dei drammi gia’ vissuti da e a Lampedusa. Ad una stagione piu’ clemente si sommano le probabili conseguenze della guerra in Mali, delle tensioni e violenze mai risolte in Eritrea, Etiopia e Somalia: tutto deve essere preso in considerazione se si vuole evitare il ripetersi dell’emergenza con i suoi costi, umani ed economici.

La struttura del CPSA e’ gravemente degradata. Non si puo’ consentire che i diritti umani siano violati rinchiudendo le persone per tempi assai piu’ lunghi di quanto previsto dalle norme in luoghi indecenti e non si puo’ consentire che cio’ avvenga con i soldi dei contribuenti italiani.

E’ tempo di pianificare la realizzazione di una struttura da destinare in esclusiva ai soli minori con personale specializzato e capace di affrontare e gestire i problemi fisici e psicologici che li riguardano. I minori devono sostare, esattamente come gli adulti, per tempi brevissimi a Lampedusa.

Devono essere identificati immediatamente e trasferiti il prima possibile dall’isola per essere subito messi sotto tutela. L’isola ha diritto a vivere una vita normale come chiede il sindaco di Lampedusa e l’Italia non puo’ farsi trovare impreparata nuovamente ne’ finire condannata nuovamente per la violazione dei diritti delle persone che, abbandonate le proprie terre sotto la spinta della fame e della guerra, cercano altrove una speranza di vita. Abbiamo vissuto lo stesso dramma in anni non cosi’ lontani. Italiani in fuga dal proprio Paese.

L’immigrazione va affrontata con iniziative politiche che anticipino i problemi offrendo e pianificando soluzioni. La storia ci dimostra che e’ possibile. Altri paesi ci indicano vie di civilta’ percorribili.

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