La crisi non può essere pagata da loro: le istituzioni tutelino i diritti dei minori

Oggi è la Giornata internazionale dei diritti dei minori, stabilita dall’Assemblea delle Nazioni Unite.
Proprio oggi, alle 16, ho chiesto ed ottenuto che alla Camera si discutesse e si votasse la mozione da me predisposta che impegna il governo ad una serie di iniziative a tutela dei diritti dei minori di età.
Ve ne propongo la lettura.
SZ

Intervento di Sandra Zampa alla Camera nella Giornata internazionale dei diritti dei minori

“Signor Presidente, signor Rappresentante del governo, Colleghe deputate, Colleghi deputati, ci sono momenti in cui ci si sente orgogliosi di partecipare in modo così diretto alla vita delle Istituzioni e si avverte l’onore e la responsabilità di farle vivere e di dar loro voce.

Oggi è uno di questi. E’ una grande riflessione quella che siamo chiamati a fare, ed è anche una bella riflessione.

Bella come le nostre bambine e i nostri bambini, come il volto degli adolescenti che vivono al nostro fianco, nel nostro Paese, come la speranza che il futuro racchiude e ci suggerisce di far crescere nei nostri e nei loro cuori: speranza di una società migliore, di un mondo migliore.

Noi sappiamo che da un grande investimento su di loro, sulle loro persone e vite, potremo avvicinarci a quel traguardo. Dobbiamo volerlo però, per questo ci troviamo qui a discutere dei loro diritti, troppo spesso ancora considerati, nonostante alcune buone leggi, “diritti minori”. Ci troviamo oggi, non a caso, in concidenza con la Giornata mondiale dei diritti del fanciullo, sancita dall’Assamblea delle Nazioni Unite, mentre ci lacerano il cuore le notizie relative ai bambini di guerra, come li hanno chiamati i media. In Siria, in Palestina, in Afghanistan, in Mali, le loro vite sono cancellate o ferite da chi avrebbe il dovere di tutelarle.

I bambini sono stati per lo più pensati come “oggetto” di diritto anziché come “soggetti” di diritti. La cultura dei diritti dei minori ha conosciuto momenti alti, ma non è cresciuta coerentemente e non si è diffusa in modo omogeneo nella società.

Le domande che ci poniamo oggi non sono tanto diverse da quelle che si pose Janus Korczak, pediatra, pedagogista polacco, morto a Treblinca insieme ai suoi bambini. I bambini sono davvero soggetti di diritti? La nostra società si impegna davvero a tutelarli? Li considera per le persone che sono oggi e non per gli adulti che diventeranno domani?

Da dieci mesi è al lavoro il Garante nazionale dell’Infanzia che anche il Partito democratico ha fortemente voluto. Un tempo sufficiente a fargli prendere atto che in Italia c’è un arretramento culturale sul tema che coinvolge non solo i politici, ma l’intera classe dirigente del Paese e l’opinione pubblica. Confermata anche dalla riduzione prevista nella legge di bilancio di un terzo della magra assegnazione di risorse destinata al suo lavoro. Si arretra anziché avanzare: era il ’97 quando si istituirono per l’infanzia e l’adolescenza il Fondo nazionale, la Commissione Bicamerale e l’Osservatorio. Ed è del 2007 il fondo straordinario per i servizi socio educativi per la prima infanzia. Da allora più nulla. Salvo un piano nazionale senza un euro di stanziamento per la sua realizzazione e che è rimasto sulla carta. Eppure autorevoli studi hanno dimostrato che chi ha la possibilità di frequentare il nido è più bravo a scuola e che i servizi all’infanzia permettono ai bambini di uscire dal circolo della povertà familiare. E che la scuola è la più grande occasione per cambiare il proprio destino. Ma anche qui un crudo dato fornito nei giorni scorsi dalla Fondazione Agnelli ci deve interrogare: perché al confronto con Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, i ragazzi italiani sono quelli ai quali la scuola piace meno?

C’è ancora l’enorme tema dei minori stranieri. Di quelli nati e cresciuti in Italia e discriminati perché non cittadini. Discriminati solo dagli adulti, perché per i loro compagni di banco e di vita sono semplicemente bambini, tali e quali a loro.

Nell’anno in cui fu varata la legge sulla cittadinanza c’erano poco meno di 800mila stranieri. Oggi sono 5 milioni. Siamo un Paese diverso che ha bisogno di leggi diverse. Che dire poi, degli ultimi degli ultimi? I minori non accompagnati, che fuggono dalle guerre e dalla povertà estrema e sono vittime di un’accoglienza emergenziale e non strutturata.

Per quanto tempo ancora dovranno i nostri figli e nipoti attendere una riforma della giustizia minorile dove non prevalgano interessi corporativi ma l’unico superiore interesse del minore? Si attende un ordinamento penitenziario per i minori dai tempi della legge Gozzini del 1986. Cosa stiamo aspettando?

Colleghe, colleghi, i nostri giovani chiedono ascolto e attenzione. Ce lo hanno detto con le loro parole: “siamo giovani e non ci basta essere delle ombre, vogliamo essere protagonisti del mondo. Siamo milioni di voci”. Noi li abbiamo ascoltati. E chiediamo a questo governo di dare un segnale. Basta con la frammentazione delle competenze che non porta a nulla, basta con l’indifferenza e i tagli. La crisi non può e non deve essere pagata ulteriormente da loro. Occorre che le Istituzioni concorrano nella tutela dei diritti di questi oltre 10milioni di persone di minore età che non votano, non fanno pressione sulle agende politiche dei governi e non hanno rappresentanze sindacali. Occorre un salto di qualità nelle politiche che li metta in testa a tutto e dia loro la possibilità di sprigionare quell’energia e quella felicità a cui hanno diritto e in cui troveremo anche la nostra.

“Occorre fa sì che crescano adesso, subito – ci ha esortato lo scrittore bolognese Alessandro Bergonzoni- esseri larghi, vasti, enormi e non dire più tra un po’ di generazioni: ‘perché ci siamo ridotti così, perché siamo così ridotti?”

Per queste ragioni, vi chiedo di votare questa mozione.

On.le Sandra Zampa, deputata del Partito democratico e capogruppo in Commissione Bicamerale Infanzia e Adolescenza.

Scarica il testo della mozione

 

 

 

 

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