I CIE chiusi non devono riaprire. Sostituirli con politiche di integrazione

“I Cie costano troppo, non devono riaprire”

Articolo su La Repubblica di Bologna del 24 marzo 2014

Immigrazione, a Bologna l’iniziativa delle democratiche Kyenge e Zampa. L’ex ministro: “Bisogna rivedere il pacchetto sicurezza”. La deputata: “Pochissimi i rimpatri effettuati”

Ci sono ragioni umanitarie e ragioni economiche. E’ su queste che punta oggi Cecile Kyenge per chiedere che i Cie oggi chiusi per vari motivi non riaprano più: quelle strutture, pensate per gli immigrati irregolari, costano troppo. Quanto? Fino a 200 milioni di euro l’anno, cui vanno sommate “le spese per i rimpatri. Bisogna cominciare a riflettere”, avverte l’ex ministro per l’Integrazione.

L’appello di Kyenge, che potrebbe candidarsi alle Europee nel Pd nella circoscrizione Nord-Est, giunge da Bologna, durante un’iniziativa con la collega Sandra Zampa. “In tutta Italia si sta lavorando alla chiusura dei Cie: non devono riaprire. Perché fare un passo indietro quando possiamo applicare un’altra politica? Serve una nuova normativa sull’immigrazione e bisogna rivedere anche il pacchetto Sicurezza”.

“Nel 2012 – cita i dati Zampa, deputata Pd – sono stati 7.944 i migranti trattenuti nei Cie, di cui solo la metà è stata effettivamente rimpatriata. Rispetto al 2010, il rapporto tra migranti rimpatriati rispetto al totale dei trattenuti nei centri e’ salito di appena il 2,3% e nel 2011 e’ stato irrilevante: +0,3%”. Questo, secondo le due deputate Pd, dimostra “l’inutilità dei Cie“. Zampa in particolare, oltre a quello di Bologna (attualmente chiuso per lavori, come quello di Modena), segnala il Cie di Milano, che “è un lager: ci sono malati psichiatrici, tutti gli immigrati transessuali e i casi estremi. Ho invitato più volte il sindaco Pisapia ad andare in visita”. Invece dei Cie, sostiene dunque Kyenge, serve una “politica per l’integrazione alternativa, con centri di accoglienza al posto di questi centri. Ma il discorso è più ampio. Bisogna cercare alternative all’espulsione che non siano rimanere dentro un centro per 18 mesi”. Anche perché, ricorda l’ex ministro, molti finiscono nei Centri di identificazione ed espulsione “perché sono colpevoli di aver perso il lavoro”.

Fra i Cie attualmente chiusi c’è anche quello di Bologna, inattivo da un anno. Se mai il governo decidesse di riaprirlo troverà “un muro altissimo e fortissimo da parte di tutti i parlamentari del territorio”, assicura Sandra Zampa. A fare il punto della situazione è l’assessore al Welfare Amelia Frascaroli. “Per la Prefettura non ci sono ancora le condizioni strutturali per riaprirlo. E per noi non deve riaprire. Sarebbe uno spreco di risorse, si rialzerebbero muri e si rimetterebbero le persone in condizioni disumane e anticostituzionali”.

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