Chiudere i ” CIE – lager ” e mettere in atto le misure alternative già in atto in molti Paesi europei

A seguito del dibattito sviluppatosi intorno al post intitolato “I trattenuti dal muro di gomma” di Andrea Chiarini mi preme fare alcune precisazioni: “Non stupisce che l’opinione pubblica rimuova ed allontani da sè il pensiero dei Centri di identificazione ed espulsione (CIE). Il loro stesso nome ha qualcosa di ripugnante dato che sono donne e uomini coloro che vanno espulsi. E il carico di sofferenza e squallore che i Cie trasmettono resta, per chi ne abbia visitato anche solo uno, indimenticabile.

Stupisce però che neppure il governo Monti abbia saputo porre rimedio a un problema che il governo della destra berlusconian-leghista ha semplicemnte nascosto agli occhi dei cittadini che, senza rendersene pienamente conto, li mantengono in vita con le proprie tasse. Cosa sono i CIE è facile da dire: sono lager dove finiscono lavoratori stranieri irregolari perchè hanno perso il permesso di soggiorno, malati psichici, donne vittime di tratta o giovani prostitute straniere, badanti che hanno perso il lavoro ed ex carcerati che, proprio a causa della condanna penale, hanno perso il diritto a restare nel nostro Paese.

Come si possa sostenere che un marocchino, restato in prigione per tre anni, debba essere rinchiuso in un CIE invece che riportato nel proprio paese di provenienza al momento delle dimissioni dal carcere è davvero lunare. Si è costretti a chiedersi se lo si mette rinchiuso in un CIE per far incassare la diaria del suo mantenimento al gestore dello stesso centro. Come si possa non capire che le donne vittime di tratta potrebbero, se aiutate, essere all’origine di significativi interventi di smantellamento della criminalità organizzata è altrettanto incredibile.

Ciò che gli italiani devono sapere è che i trattenuti nei CIE -grottescamente definiti ‘ospiti’- costano e possono restare chiusi fino a 18 mesi perchè le nostre amministrazioni centrali (Interno ed Esteri) e periferiche non sono in grado di chiudere accordi efficaci con i paesi da cui provengono, tali almeno da identificarli con rapidità ed efficacia. Non solo. Restano chiusi là dentro perchè non siamo in grado di mettere in atto iniziative alternative al CIE come quelle già indicate dalla Commissione De Mistura.

Si tratta di misure che altri Paesi d’Europa hanno già in essere come i rimpatri assistiti o incentivati. Costerebbe infinitamente meno sostenere con contributi finanziari il rientro di un immigrato senza permesso di soggiorno dandogli la possibilità di avviare un’attività a casa propria che tenerlo chiuso per mesi e mesi dentro a  un CIE. Il governo berlusconian-leghista ha semplicemente “fatto sparire” dalla circolazione il problema delle politiche per l’immigrazione nascondendo all’interno dei “CIE-lager” ciò che disturbava la vista e l’orientamento politico dei propri elettori.

Peccato che si paghi per questo e che a pagare siano i contribuenti e che i CIE siano all’origine di percorsi di illegalità che sembrano non concludersi quasi mai…”

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