Nella crisi del berlusconismo ci viene chiesto di essere opposizione forte, dura, coerente

L’estate che ci lasciamo alle spalle resterà nella nostra memoria come la più sgangherata tra quelle che hanno segnato la cronaca politica italiana dell’ultimo ventennio.  Abbiamo conosciuto momenti drammatici e bui per la vita della Repubblica ma le ultime vicende estive hanno una caratteristica speciale:  sgangherate appunto, senza dignità e senza rispetto per gli enormi problemi e le sofferenze della società italiana e del mondo che ci  sta attorno.  Vorrei solo consegnarne una alla memoria e alla riflessione. Una delle tante vicende che si potrebbero richiamare e che riporto qui in modo sintetico. Mi riferisco all’aggressione libica ai danni di un’imbarcazione italiana al largo di Mazara del Vallo avvenuta in acque internazionali.

Mitragliate sparate da una motovedetta donata dal governo italiano alla Libia contro il peschereccio Ariete, premiato dall’Alto commissariato Onu per avere salvato decine e decine di vite umane dalla morte per annegamento. Mitragliate sparate ad altezza d’uomo (come documentato da un breve filmato diffuso nei giorni scorsi,  domenica 26 sett. dal TG3) che hanno colpito tante coscienze e che avrebbero dovuto suscitare l’indignazione di tutte le persone oneste del nostro Paese, cattolici in testa.  Questa volta, d’altra parte, la Cei non ha mancato di far sentire alta la propria voce di denuncia e ha accusato il governo, reduce dai festeggiamenti (pagina certo non secondaria nella top ten della “sgangheratezza” berlusconiana) romani con il colonnello Gheddafi, di essere inerte con la Libia. Ma la reazione della società è stata insufficiente.

Può un ministro della Repubblica commentare un episodio così grave e violento con le parole: “immagino abbiano scambiato il peschereccio per una nave di clandestini”? Possiamo lasciare che un esponente di primo piano di un governo di questo stato dica apertamente che è normale, anzi scontato, che i libici sparino su gli ultimi degli ultimi del mondo? Non è tempo che prendiamo atto, tutti, che la spiegazione del progressivo cessare degli sbarchi dei disperati sulle spiagge siciliane va trovata appunto nella “soluzione” libica, cioè nella violenza con cui le barche dei disperati vengono bloccate? Non è tempo che ci diciamo che la sorte di quella povera gente pesa sulle nostre coscienze? Che nei campi di concentramento dei clandestini fermati dai libici in mare e ricondotti alle sponde africane, ci stanno anche donne e bambini? Possiamo fingere di non sapere ora?  I clandestini sono merce esotica proibita su cui si può sparare? E’ questa l’unica risposta che la politica sa e può dare al problema? Allora abbiamo chiuso.

La vicenda della sparatoria libica è avvenuta poco prima della metà di settembre quando,  da settimane, era esploso il “giallo” dell’appartamento monegasco appartenuto ad AN., giunto a conclusione politica con il videomessaggio di Fini (salvo novità legate alla rivelazione del nome del proprietario del piccolo immobile ora abitato da Tulliani).  Un giallo che ha fatto scoprire all’attuale Presidente della Camera l’autentico profilo umano e politico del Presidente del Consiglio al quale viene voglia di dare il benvenuto su questa terra!  Nei mesi scorsi la stessa sorte era capitata all’ex direttore dell’Avvenire, Boffo, massacrato mediaticamente dalle menzogne di un quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi. Come lui, ma molto più di lui, Fini ha pagato il dissenso. E chissà se l’esercizio della punizione esemplare nei suoi confronti è esaurito. Con lui rischia di pagare un prezzo molto salato la piccola nuova formazione politica che si chiama “Futuro e Libertà”.

Le istituzioni ne escono indebolite e l’immagine della politica a pezzi. Come potrebbe essere altrimenti? Lo stato del Paese è descritto da pochi numeri, diffusi dall’Istat l’altro ieri: nel secondo trimestre 2010 il tasso di disoccupazione è salito all’8.5%, top dal 2003. La disoccupazione giovanile arriva al 27.9%, dato più alto dal 1999.  I lavoratori dipendenti hanno perso negli ultimi 10 anni oltre 5 mila euro di potere d’acquisto, ci informa la CGIL in un rapporto.  Dopo avere sostenuto per due anni l’esecutivo, ora anche la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, avverte di star  “perdendo la pazienza“.  Forse aveva dato credito alla promessa della sempre imminente nomina del ministro dell’economia dopo che il designato Brancher, avendo altri problemi da risolvere, non si era potuto insediare al ministero al quale Berlusconi lo aveva destinato e dopo che il primo prescelto, Scajola, si era dovuto dimettere per questioni immobiliari.

Potrei continuare ad elencare tante altre pagine simili a queste da quando sono entrata come eletta alla Camera. Lo spettacolo è stato davvero poco edificante. Ma era poco edificante anche ciò che avevamo visto in occasione dei precedenti cinque anni del governo Berlusconi. Bilancio devastante. Cosa ci ha consegnato il Cav nei tanti anni trascorsi al governo dell’Italia? Quale beneficio abbiamo tratto come cittadini italiani?  Quale riforma ha migliorato le nostre vite? Voglio consegnare a voi la stessa domanda che ho rivolto a me stessa:  c’era bisogno di riprovarlo ancora una volta il malgoverno del Cavaliere? Fini doveva attendere l’arrivo dell’estate 2010  per scoprire che Berlusconi ha costruito a spese nostre una macchina da guerra che annienta gli oppositori e i contendenti economici e politici?   Ha scoperto oggi che quelli con cui ha dato vita a un partito sanno costruire falsi dossier? L’affare Telekom Serbia non lo conosceva? Eppure tutto partì da un’interrogazione di Bocchino nel 2001. E come si è spiegato l’elezione alla Camera di Renato Farina?   E del taxista che aveva trascorso mesi sul tetto dell’auto ad attendere l’uscita di Prodi e Bersani per insultarli? E di Speciale? Conosce le dichiarazioni dell’ex ministro Castelli che ha tranquillamente ammesso di essersi sempre rivolto a Mokbel per arruolare a pagamento “figuranti” da usare come contestatori nelle manifestazioni contro il governo Prodi?

Non era complicato trovarle: le ha pubblicate il Corriere della Sera diversi mesi fa. Che dire poi della denuncia allarmata di Futuro e libertà circa la parzialità dell’informazione del sistema radiotelevisivo pubblico? Anche qui: benvenuto nel club Presidente Fini! Sarebbe facile commentare ricordando che la difesa della democrazia vale ogni giorno, per ogni violazione, e a tutela dei diritti di tutti, anche dei nostri avversari politici.  E tuttavia, se potessi parlarci, gli direi:  non è mai troppo tardi.

Ma il danno alle nostre istituzioni e agli italiani, è fatto ed è enorme. Vale anche per chi, nei due anni dell’esperienza del governo Prodi, resa tanto complessa dal comportamento delle forze politiche dalla coalizione,  non ha saputo comprendere che si doveva tutelarlo come un argine, una linea di resistenza ad un potere senza regole, senza rispetto, senza scrupoli. Lo vorrei ricordare a chi irrise al poeta morente. Ma anche agli appassionati centristi. Le vittime di questo governo rappresentano un prezzo enormemente più alto della battaglia, più ideologica che reale, sulle staminali.

E approfitto dello spunto centrista per sollecitare l’indizione di una manifestazione per la famiglia. Tra l’altro, essendo al governo, Giovanardi e Roccella (portavoce dell’indimenticabile Family Day di quattro anni fa) sono certamente ben informati sulle misure adottate per sostenere le famiglie (numerose o meno) e ci potranno dire dove sono scomparse. Le famiglie italiane non le hanno viste. Sono forse i tagli alle risorse dei comuni che rischiano di abbattersi sui servizi ad anziani, disabili e minori o suoi loro costi?

E vengo all’ultimo punto di questa comunicazione. Riguarda noi, l’opposizione. Quale è il nostro compito oggi, quando la crisi del berlusconismo e’ sotto agli occhi di tutti? Cosa ci viene chiesto? L’unità certo. E’ un valore grandissimo. Ma l’unità non è un fine. E’ la condizione per mandare a casa alla prima occasione possibile lo sgangherato governo del Cav. E la storia ci insegna che la vittoria e’ il punto di partenza di un percorso che ha come punto di arrivo il cambiamento dell’Italia, e ha per tappe riforme difficili.

Bisognera’ dunque saper tenere il passo e arrivare al traguardo. Bene dunque discutere ora, nessuno teme il confronto. Ma più che di documenti c’è bisogno di comportamenti. Il nostro problema non è il cambio del leader o la rottamazione su base anagrafica (proposta autolesionistica oltre che incivile in un partito che negli ultimi tempi ha dato prova di una inciviltà verbale che non ci appartiene) dei padri e delle madri, ma il confronto nel merito delle scelte da fare per l’Italia e sulla linea politica del PD.

Nella crisi del berlusconismo ci viene chiesto di essere opposizione forte, dura, coerente. Perciò non possiamo attendere nessuno a darci una mano. Possiamo dare il “benvenuto nel club” a coloro che hanno aperto gli occhi ma noi gli occhi ce li abbiamo aperti da tempo e sappiamo che non c’è altro tempo da perdere. Non possiamo attendere che Fini abbia risolto i suoi problemi. E neppure che Casini abbia deciso quanto centrismo occorre nel PD per lavorarci insieme. Cosi’ deve essere in un sistema bipolare dove, come ha ricordato Parisi, si compete tra schieramenti e di cui solo il PD può essere il perno.

Nessuna occasione per interrompere la sgangherata esperienza di governo del Cav. e per mandarlo a casa può essere trascurata, a partire da una mozione di sfiducia nei confronti del suo operato come premier. Il Paese non può attendere. E deve sapere se le parole estive pronunciate da tanti leader che non siedono sui banchi del centrosinistra hanno le conseguenze che se ne devono trarre. Senza coerenza la politica muore.

Sandra Zampa

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