O smettiamo di fare promesse o siamo coerenti con le parole che pronunciamo

La novità tradita

Articolo di Sandra Zampa su Europa del 7 giugno 2012

Ho letto con rispetto e interesse le riflessioni sulle nomine di Privacy e AgCom, di Stefano Menichini, al quale sento di dovere e volere rispondere. Non so se lui fosse ieri nella cosidetta auletta dei parlamentari dove ci siamo trovati con la solita mezz’ora di ritardo (11) a discutere di un problema delicatissimo la cui soluzione era affidata a un voto fissato alle 12.

Io c’ero e considero quel dibattito una delle peggiori pagine della vita del gruppo parlamentare del Partito Democratico. L’unico aspetto che sottraggo a questo giudizio e’ relativo alla decisione che ha riguardato il rispetto della rappresentanza di genere e che ha permesso l’elezione di una professionista di livello come Licia Califano. In questa scelta, condotta con intelligenza e determinazione da alcune parlamentari del PD, si puo’ finalmente misurare una differenza nella cultura politica delle donne: avremmo ben potuto anche noi cercare di lottizzare un posto per una qualche collega in prevedibile uscita dalla Camera (magari per aver superato i tre mandati).

Invece abbiamo scelto un’esponente della societa’ civile che puo’ vantare competenze.  Detto questo occorre tornare al resto e spiegare perche’ sostengo che e’ stata una brutta vicenda. La forte domanda di novita’ per quelle nomine non arrivava solo dal popolo della rete.

Arrivava da molti tra noi, almeno da quelli che sanno ascoltare la gente che vive fuori dal Palazzo. E arrivava dalla societa’ che ci ha preso sul serio e, infatti, ha inviato un bel numero di curricula.

Capisco che a Menichini (che evidentemente conosce assai bene la stoffa di cui e’ fatta la maggior parte dei parlamentari) non fosse chiaro come la “trasparenza” e il “merito” si potesseo incrociare con l’anacronistico metodo spartitorio dei partiti. So pero’ che siamo noi, democratiche e democratici, ad avere speso milioni di parole per dire alla gente quanto valgono trasparenza e merito.

Le parole dicono una cosa, i fatti le smentiscono.

A ben vedere e’ quel che ha nutrito i grillini, e- peggio ancora- ha deluso la societa’ civile tanto da indurla ad accarezzare l’idea di una propria lista. Fermo restando che occorreva lasciare liberi i parlamentari di votare sulla base di informazioni fornite per tempo, a chi si e’ giustificato ieri sostenendo che il tempo non permetteva altra scelta, rispondo che non e’ vero.

Sarebbe stato sufficiente dar vita a una nostra commissione di esperti (non mi pare manchino costituzionalisti, giornalisti, esperti di media e telecomunicazioni tra noi) e selezionare una decina di curricula da sottoporre, argomentandoli, al  voto. La politica e’ responsabilita’.

E la responsabilita’ doveva condurre i vertici del PD a selezionare, proporre e spiegare. Se poi, come si e’ detto, per un atto democratico, si voleva far partecipare l’UDC, sarebbe stato sufficiente chiedere loro di scegliere all’interno della rosa finale di nomi proposti al nostro e loro voto.

Vero e’ che tutto era deciso. Ma altrettanto vero e’ che se si sommano i voti presi da Roberto Zaccaria alle schede bianche e si considera che il bacino potenziale di consensi destinati al candidato Soro riguardava PD, UDC e Terzo polo (cioe’ 270 voti circa), si comprende che il dissenso e’ stato molto ampio.

Ma i giochi erano fatti anche per tutti i nomi tanto che lo scrutinio e’ stato secretato. Dobbiamo decidere: o smettiamo di fare promesse di un cambiamento che non arriva mai o siamo coerenti con le parole che pronunciamo. Chi ha voluto e ama davvero il PD sceglie la seconda opzione ed e’ stanco di veder praticare la prima.

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