Le radici, i princìpi, le motivazioni
“Per cambiare il mondo bisognava esserci”.
Tina Anselmi
“L’unica possibilità e la condizione pregiudiziale di una ricostruzione stanno proprio in questo:
che una buona volta le persone coscienti e oneste si persuadano
che non è conforme al vantaggio proprio restare assenti dalla vita politica
e lasciare quindi libero campo alle rovinose esperienze dei disonesti e degli avventurieri”.
Giuseppe Dossetti
La mia è una famiglia numerosa: quattro fratelli, tanti nipoti, zii e cugini. Mia madre ha insegnato nella scuola pubblica per oltre trent’anni e mio padre ha diretto l’Ufficio Tecnico del Comune di Mercato Saraceno per tutta la vita. Il mio primo luogo di confronto è stato quello della famiglia dove ho imparato il valore del lavoro e dell’onestà come strumenti per l’affermazione delle proprie aspirazioni, dove mi è stato trasmesso il senso di appartenenza al mio Paese e il rispetto delle nostre Istituzioni.
Lo studio e la ricerca sono stati la mia prima passione. I miei fratelli mi hanno sempre definito “una secchiona”.
La mia passione per la politica è nata negli anni della “Questione morale” di Enrico Berlinguer. Allora ho maturato il convincimento che la politica è una vocazione che può essere esercitata in tutti gli ambiti della propria vita; nella forma dell’impegno per gli altri, per la propria comunità di appartenenza e concorrendo a rafforzare la fiducia nelle Istituzioni anche con i propri comportamenti individuali.
Anche per questo, quando nel
In quegli anni a Bologna, così come in tante altre città italiane, si faceva sempre più forte la contestazione giovanile. Come tanti miei coetanei ho provato, in quei giorni – anche tragici per il nostro Paese – un profondo senso di estraneità di fronte alla degenerazione del confronto in violenza.
E’ in quegli anni che si rafforza in me la consapevolezza che l’impegno politico e il metodo democratico sono le uniche vere armi per il cambiamento del Paese. Una maturazione cui ha concorso il clima che si respirava in quegli anni a Bologna, la città tre volte Medaglia d’Oro, per il Risorgimento, per
Sono stati quelli anche gli anni della mia maturazione culturale lungo un percorso che mi ha portato a comprendere il valore della sfera del pre-politico: uno spazio di libertà dove si possono armonizzare l’impegno culturale e politico, uno spazio di confronto che vorrei si potesse aprire, oggi, per tutti i giovani che si affacciano alla vita sociale del Paese.
Mi sono laureata in Storia della Chiesa con una tesi su Francesco d’Assisi e il dibattito sulla povertà nell’Ordine francescano. Con una borsa di studio dell’Istituto per le Scienze religiose di Bologna, ho studiato alcune figure femminili pre e post conciliari e approfondito le prime esperienze del femminismo cristiano legato alle tendenze democratico-cristiane di inizio Novecento. Per alcuni anni ho avuto la responsabilità della segreteria di redazione di Cristianesimo nella storia”, esperienza che mi ha messo in contatto con gli ambienti della più avanzata ricerca internazionale negli studi di cristianistica. Fondamentali sono stati la mia frequentazione con gli scritti di don Dossetti e lo studio condotto sotto la guida del professor Alberigo.
Dopo l’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, nel 1990, ho intrapreso la carriera giornalistica.
Da allora ho seguito tutto il percorso che dall’Ulivo, sotto la guida di Romano Prodi, ci ha condotti alla nascita del Partito Democratico. Il mio lavoro con il Professore dal 2005 ad oggi, mi ha concesso una straordinaria opportunità di crescita umana e professionale, e un punto di osservazione privilegiato sui problemi del Paese e sui rischi di una progressiva e sempre più grande distanza fra la politica e la società.
Il progetto nel quale ho creduto, e credo, si è trasformato in un impegno diretto, in prima linea, nel Partito Democratico; il primo partito politico a cui ho aderito.Insieme a donne della società civile e della politica, sono tra le fondatrici de “Le Democratiche”.
Anche questo è un segno del mio impegno per l’affermazione della parità di genere, della partecipazione femminile e della necessaria rappresentanza delle donne in tutti i settori della società. Il numero di candidate donne del PD è il più alto nella storia della Repubblica.
Una democrazia “integrale, reale, sostanziale”, cioè compiuta, deve corrispondere alla società che è fatta di uomini e di donne. E un partito che si proponga di essere al servizio di quella democrazia non può che proporsi come “plurale e aperto” alla società.
Il PD è nato per mettersi al servizio di una politica di cambiamento e sviluppo del Paese bloccato proprio da un sistema politico vecchio e sempre più lontano dai cittadini.




